ROMA (ITALPRESS)Sono 28 milioni i lavoratori della ‘Gig economy’ nell’Unione Europea, una cifra paragonabile agli addetti del settore manifatturiero, e destinata a crescere nei prossimi anni.
Ma che cos’è la ‘Gig economy? La definizione più comune dice “economia dei lavoretti, modello basato su prestazioni di lavoro temporanee, occasionali o freelance, coordinate attraverso piattaforme digitali, app e siti web”.
In Italia il fenomeno si è stabilizzato dopo il boom pandemico: circa 690.000 persone guadagnano attraverso piattaforme digitali, consegnando cibo, vendendo beni o offrendo servizi. Sono alcuni dei dati del Report “Platform work e crisi del lavoro salariato” realizzato dall’Inapp. Lo studio, frutto di tre anni di ricerca sul campo, fotografa un mercato del lavoro in profonda trasformazione. Le piattaforme offrono accesso immediato al lavoro, particolarmente per i migranti, grazie a meccanismi non selettivi basati sui risultati. Non c’è mismatch tra domanda e offerta, grazie agli algoritmi e a una forza lavoro potenzialmente infinita. Ma emergono alcune criticità: il management algoritmico sostituisce la cooperazione, con una pressione continua sulle prestazioni. La frammentazione dei lavoratori – dai rider agli assistenti di cura, dai programmatori ai consulenti – rende inoltre difficile la rappresentanza collettiva.
mrv

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