Locali da ballo, lettera di Patitucci: “Vogliamo tornare a lavorare, siamo in grado di garantire sicurezza a tutti”

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Bel problema, quello dei locali da ballo. Molti sono chiusi fino a metà luglio (in qualche regione no), poi la capienza sarà ridotta, accompagnata da distanziamento ai tavoli e nelle code al bar. E poi, soprattutto, non si può ballare…
Cosa tristissima. I locali del divertimento sono ‘ingessati’. Non si può godere…. 
A tal proposito pubblichiamo una lettera, un poco polemica, inviataci ad inizio settimana da Mike Patitucci, presidente provinciale ‘Silb-Fipe’, l’associazione che raggruppa proprietari e gestori di locali da ballo, affiliata alla federazione dei pubblici esercizi e associata alla Confcommercio.
“Qualcuno ha ancora fervido il ricordo di quel suono, delle luci che si muovono e accompagnano i movimenti sinuosi di chi ha deciso di ritrovarsi in un locale per fare festa, divertirsi e farsi ammaliare da un bellissimo sorriso… un’espressione gioiosa immortalata su quei visi spesso diversi rispetto alle pose cui eravamo abituati sui social; la loro spontaneità e la loro naturalezza fanno passare ogni altro dettaglio in secondo piano, il desiderio di scambiarsi uno sguardo, di lasciarsi andare ad un segnale di approvazione o di scambiarsi una sigaretta o un chewingum E se è vero che il sovvenire genera una sensazione piacevole, per quale subdolo e deplorevole motivo giovani e meno giovani nutrono il desiderio di ritrovarsi all’interno di una comunità riconosciuta e riconoscibile per grado di professionalità e\o per assonanza di gusti sia in relazione all’accompagnamento musicale che al servizio offerto?”
(….) “I locali di pubblico spettacolo hanno da sempre, e nella stragrande maggioranza dei casi, dimostrato di poter dare sicurezza di applicazione a tutte le prescrizioni che puntualmente ne investono il campo, soprattutto dopo il succedersi di fatti incresciosi accaduti in circostanze particolari, che hanno visto ingiustamente coinvolta l’intera categoria, costituita perlopiù da professionisti indiscussi che si adoperano in questo campo da svariati lustri. Con coscienza e grande senso di responsabilità l’intera categoria, ben prima del ‘lockdown’ (7 marzo), il 22 febbraio chiuse i battenti e sta ancora aspettando una risposta sensata al suo grido di angoscia”. 
“La “movida”, messa spesso alla gogna (…) ha dato sfoggio del meglio di sé, da quando si è aperta la fase 2, lungo tutta l’Italia. E ahimè, per chi ci demonizza da sempre, questo malevolo esempio di fare festa non ha avuto per teatro le discoteche, ma molto più banalmente le piazze, i bar, i ristoranti, le spiagge …
L’aggregazione è un fenomeno incontrollabile, soprattutto dopo 3 mesi di reclusione forzata, dopo la fine della scuola dai banchi di casa, dopo le dichiarazioni che si sono succedute nel tempo partendo da Burioni per finire a Zangrillo…
Ma il virus è scomparso? Ha perso la sua carica infettiva? Arriverà la seconda ondata?
E anche la terza? Avremo la speranza e di poterla fronteggiare?”
(….) La scoperta più curiosa è che il virus ha una marcata propensione a farsi suggestionare dagli accenti delle persone che incontra, privilegiandone alcuni.  Pare abbia un debole per l’accento pugliese, per esempio, a tal punto che alle discoteche della regione Puglia è stato concesso da subito di tornare a lavorare come nel periodo ante-Covid col solo limite della capienza che, da 1,2 persone per mq è stata ridotta a 0,7. Anche per la cadenza emiliana e ligure ha una particolare attenzione, perché sono le uniche insieme alla Toscana in cui è permesso ballare all’aperto, seppur con varie restrizioni. 
Per tutte le altre regioni, forse meno simpatiche, solo eventi all’aperto rispettando le distanze ‘ma senza assolutamente alzarsi dalla sedia’.
(….) Con le manifestazioni, i comunicati stampa e le videoconferenze abbiamo provato a porre l’attenzione su un settore importante sia in chiave turistico ricettiva che sociale.
Vista l’attenzione ricevuta finora, possiamo soltanto pensare che le considerazioni del governo siano quelle relative ad un settore che si vuole spegnere per sempre…
La musica è avvertita come un ‘rumore fastidioso’ più che un’opportunità da valorizzare, e le disparità di trattamento tra le regioni incentivano nomadismo e abusivismo…”
Mike Patitucci – Presidente Provinciale Silb-Fipe
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