ROMA (ITALPRESS) – L’Italia fa sempre più i conti con una risorsa idrica sotto pressione. Fiumi, laghi e riserve naturali d’acqua mostrano segnali preoccupanti, con una situazione che rischia di avere conseguenze su agricoltura, attività produttive ed ecosistemi. Tra i casi più critici c’è il fiume Po, che continua a registrare portate inferiori alla media climatica di riferimento. A giugno, secondo i dati raccolti da Legambiente, in diverse stazioni del bacino le anomalie hanno superato il 60%, con punte negative a Piacenza e Cremona. A Pontelagoscuro, nel Ferrarese, il livello del fiume resta sotto la soglia considerata necessaria per contrastare la risalita del cuneo salino nel Delta. Anche i grandi laghi italiani sono sotto pressione, mentre in montagna gli accumuli nevosi residui risultano ormai quasi nulli, riducendo le riserve d’acqua disponibili nei mesi estivi. Secondo Legambiente, limitare i consumi nelle fasi di emergenza non basta più. Servono interventi strutturali: dal riutilizzo delle acque reflue in agricoltura alla riduzione delle perdite delle reti, fino a una nuova gestione del territorio capace di adattarsi agli effetti della crisi climatica. Per l’associazione, la sfida è passare dalla gestione dell’emergenza alla programmazione, perché la scarsità d’acqua è ormai un problema destinato a diventare sempre più frequente.
col/mgg/azn
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