ROMA (ITALPRESS) – Disponibilità a contribuire a una missione internazionale, ma solo a determinate condizioni: il ministro della Difesa Guido Crosetto indica la linea italiana riguardo alla situazione a Hormuz e alla crisi in Medio Oriente. In un’intervista al Corriere della Sera, il MOD chiarisce priorità e limiti dell’azione italiana: “La nuova chiusura dello Stretto di certo non stupisce, perchè Hormuz è diventato il punto nevralgico di questa guerra. L’Iran ha capito che non poteva combatterla, né vincerla sul suo territorio, e l’ha allargata ai Paesi del Golfo, a Hormuz e quindi al resto del mondo. Lo scenario è destinato a protrarsi, sarà una trattativa lunga, continua, complicata”.
Sul piano delle responsabilità internazionali, il ministro riconosce la complessità delle scelte: «Se guardiamo lo scenario dal punto di vista nazionale, si è trattato di un grave errore, ma dal punto di vista israeliano è una questione esistenziale, di sopravvivenza».
Quanto agli Stati Uniti, osserva: «Gli Usa ritengono che l’Iran sia un elemento di totale destabilizzazione del mondo, anche in relazione agli equilibri energetici globali e alla competizione con la Cina. L’Italia, intanto, si prepara: “Da 20 giorni ho detto al capo della Difesa e della Marina di tenersi pronti con2 navi”, con l’impiego di cacciamine. Ma per inviarle occorre la fine delle ostilità, perché nessuno vuole entrare in una guerra”.
Solo dopo una tregua, infatti, “la comunità internazionale potrà accedere a Hormuz […] per non trovarsi in una zona di guerra. Il governo italiano passerà dal voto del Parlamento, che per noi è un passaggio dovuto, obbligatorio, fondamentale”.
Quanto al ruolo dell’ONU, il ministro auspica un mandato, ma non lo considera imprescindibile: “Mi auguro che ci sia l’egida dell’Onu, ma non mi formalizzerò se invece ci saranno 42 nazioni con un mandato e una forza multilaterale di pace. Non penso che, davanti ad una missione internazionale, il Parlamento possa fare distinguo”.
Sul rapporto con Washington e le tensioni con Donald Trump, Crosetto ridimensiona i contrasti: le critiche all’Italia sono «un giudizio ingeneroso e affrettato. Se abbiamo detto no è stato perchè non potevamo dire di sì. L’Italia non può scendere in guerra con nessuno, lo dice la Costituzione”.
La preoccupazione resta alta anche per il Libano e per la sicurezza dei contingenti italiani: “Sono preoccupato per il Libano e non da oggi. Se avesse fallito Unifil, sarebbe entrato l’esercito israeliano. Così è stato. Ora dovremo pensare come sostituirla, perché un Libano che esplode è l’ennesimo problema per il mondo”.
Sul fronte interno ed economico, il ministro invita a evitare semplificazioni, anche sul tema del gas russo: “Sembra che la Russia ci regalerebbe il gas, invece il prezzo sarebbe di mercato. Bisogna tagliare un po’ di fili. E’ la tela di Penelope: il governo fa e qualcuno disfa”.
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