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mercoledì, Gennaio 26, 2022

F35: il giocattolo dei nostri politici

Un giardino estivo, un ambiente elegante, poltrone bianche e un gazebo alla moda, calici pieni e una tavola imbandita: si festeggia, i politici di oggi e di ieri festeggiano gli F35. Un nuovo gioco per ammazzare il tempo tra una seduta al Parlamento e una riunione di partito, d’altra parte non è più il momento di bunga bunga e signorine compiacenti, meglio una guerra simulata con sofisticatissimi aeroplani di carta di ultima generazione da lanciarsi l’un contro l’altro; un nuovo sport-divertissement per scaricare la tensione e colpire il nemico immaginario. Letta prende le sue armi di carta e inizia a lanciarle contro Prodi, D’Alema e Berlusconi, le nuove leve contro la vecchia guardia. Berlusconi subito organizza la risposta e con due mani inizia a lanciare gli aerei contro i giovani politici. Lo seguono D’Alema e Prodi sghignazzando per i colpi messi a segno.
F35 il gioco di ruolo reale per pochi: l’abbiamo comprato per fare bella figura con gli Stati Uniti e le potenze del mondo, intanto abbiamo fatto lavorare un po’, non troppo, i soliti Alenia, Finmeccanica, non sappiamo quanto li pagheremo, 15 miliardi forse, ma la manutenzione e l’aggiornamento del software è a parte e c’è chi parla di 53 miliardi e soprattutto non sappiamo cosa ne faremo. Armi da guerra per chi, cosa? Guerra, un vocabolo vecchio e che non dovrebbe più esistere neanche nel vocabolario. 15 miliardi o 53 da poter, invece, utilizzare per aumentare gli stipendi delle stesse forze armate, per ripianare il debito pubblico e la famosa crisi e allora viene il sospetto che la nostra economia sia invece ben florida ma è meglio non farlo sapere al popolo così non chiede e i pochi al potere continuano a galleggiare nel grasso.
Caccia super tecnologici come aeroplani di carta che non servono a nulla, giocattoli costosissimi per far divertire un manipolo di potenti annoiati. Non ne abbiamo bisogno, non ne ha bisogno il mondo, non ne ha bisogno l’essere umano. Una bella mattina, i nostri politici rinsaviscono e convocato d’urgenza, il Consiglio dei Ministri, decidono di convertire per decreto la somma destinata agli F35 per la cultura: i miliardi serviranno per far sì che i turisti non trovino più chiusi il museo degli Uffizi, il Colosseo e gli scavi di Pompei per agitazione sindacale. Sarà implementato e studiato un piano affinché tutta l’economia dell’Italia viva di turismo e cultura: valorizzazione dei paesaggi, delle coste, delle isole, dei monumenti, delle opere d’arte, dei musei, dei teatri; l’Italia vivrà floridamente sul suo passato. Un sogno dal quale non mi voglio svegliare.

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