Si è concluso a Finale Ligure “Sono un Tipo 1… l’Evoluzione 2026”, il campo scuola che dal 22 al 25 ottobre ha riunito 38 adolescenti tra i 14 e i 18 anni provenienti dai centri di diabetologia pediatrica di Torino (Ospedale Regina Margherita), Alessandria (Ospedale Cesare Arrigo) e Cuneo (Ospedale Santa Croce e Carle).
Quattro giorni trascorsi presso l’Hotel Bello by Ostellobello, struttura ricettiva che ha ospitato i partecipanti, durante i quali ragazze e ragazzi hanno avuto l’opportunità di confrontarsi su cosa significhi vivere e crescere con il diabete di tipo 1. Un’esperienza organizzata dall’Associazione Jada ODV e da AGD Piemonte APS, con il contributo della Fondazione CRC, pensata per offrire ai giovani uno spazio in cui condividere esperienze, emozioni, difficoltà e aspettative, ma soprattutto per riscoprire il valore dello stare insieme a chi vive quotidianamente la stessa condizione.
Per quattro giorni le strade della cittadina ligure si sono colorate di rosa e bordeaux, i colori che hanno accompagnato il gruppo, attirando spesso la curiosità e l’attenzione dei passanti. Ma il segno più importante lasciato dal campo scuola non è stato soltanto quello visibile nelle vie di Finale Ligure: è stato ciò che è accaduto tra i ragazzi, capaci di mettersi in gioco, abbattere le proprie difese e dare vita a un confronto schietto e sincero con gli altri e con il proprio diabete. Perché vivere con il diabete di tipo 1 significa imparare ogni giorno a gestire una condizione che richiede attenzione e responsabilità, ma anche fare i conti con emozioni, timori, insicurezze e con il desiderio, tipico dell’adolescenza, di sentirsi accettati. E poter condividere tutto questo con coetanei che comprendono davvero può fare la differenza.
«Qui ho potuto essere me stessa, senza temere il giudizio»
A raccontare il valore dell’esperienza sono soprattutto le parole di chi l’ha vissuta. Una delle testimonianze raccolte al termine del campo restituisce con particolare intensità il significato di questi 4 giorni: «Da questi 4 giorni mi porto tanta felicità. Ho sempre avuto molta paura dei nuovi gruppi, paura di essere di troppo o di non piacere a nessuno. In questo campo ho visto dal primo momento che non avevo motivo di temere: ho conosciuto tante persone fantastiche, persone che mi hanno aiutato, ascoltato e che hanno deciso di passare questi giorni anche con me. Ho fatto tante amicizie, qui mi sono aperta finalmente per davvero, ho potuto essere me stessa senza temere il giudizio altrui. Sono grata a tutte le persone che ho conosciuto e che mi hanno portato in questo campo, perché mi hanno dato una possibilità per niente scontata: quella di aprirsi ad altri senza timori. Rifarei, se potessi, questa esperienza altre 100 volte, perché qui si è riparato qualcosa che io non pensavo fosse rotto. Mi mancherà questo posto, mi mancheranno le sue persone. Porterò sempre con me questa esperienza di crescita, che mi ha dato più di quanto mi aspettassi. Un’esperienza certamente unica e rara, che mi ha fatto divertire e rilassare, che mi ha spronato a ragionare tanto su me stessa e su ciò che provo. Non è sempre facile riflettere su ciò che ci fa più male, ma qui l’ho fatto e sento di lasciare il campo più leggera, più consapevole e soprattutto motivata a migliorarmi e a dare il massimo per accettare la mia condizione, perché ora più che mai so che non sono sola».

Non sentirsi soli è già un passo avanti
In queste parole c’è molto più del ricordo di una bella esperienza: c’è la scoperta di poter essere accolti senza dover nascondere le proprie fragilità, la possibilità di costruire legami autentici e la consapevolezza che le difficoltà possono diventare meno pesanti quando vengono condivise. È questo uno degli obiettivi più importanti di un campo scuola dedicato agli adolescenti con diabete di tipo 1: affiancare alla gestione quotidiana della patologia un percorso di crescita personale, autonomia e consapevolezza, in un contesto in cui il confronto con i coetanei diventa un’opportunità preziosa per imparare a conoscersi e ad accettarsi.
Il campo “Sono un Tipo 1… l’Evoluzione 2026” si è chiuso così, con nuove amicizie, emozioni condivise e una maggiore fiducia nelle proprie possibilità. Quattro giorni che lasciano ricordi, ma anche strumenti da portare nella vita di tutti i giorni. Perché crescere con il diabete di tipo 1 non significa soltanto imparare a convivere con una condizione cronica: significa anche trovare il proprio spazio, sentirsi compresi e scoprire che, anche nei momenti più difficili, non si deve affrontare tutto da soli.
