Riceviamo e pubblichiamo il testo di una email di Emanuele Locci, capogruppo FDI in consiglio comunale, sulla vendita di AMAG Ambiente
“Su AMAG Ambiente siamo di fronte a una scelta politica radicale, che non può essere raccontata ai cittadini come un semplice adempimento tecnico o come un percorso obbligato. Come componente del Comitato per la governance del controllo analogo ho presentato un dossier che mette in evidenza come le delibere 101 e 102 non si limitino a recepire un vincolo esterno, ma definiscono discrezionalmente l’assetto economico, societario e di governance della futura società mista. Proprio per questo, tali atti avrebbero richiesto un’istruttoria impeccabile, completa e pienamente trasparente.
Dopo 3 anni in cui questa gara avrebbe dovuto essere espletata, colpisce l’improvvisa accelerazione impressa alla vicenda. E colpisce ancora di più che questa accelerazione arrivi con atti che presentano criticità rilevanti anche sotto il profilo formale, con richiami a passaggi procedimentali ancora non definiti o addirittura errati. La perizia, affidata curiosamente agli stessi soggetti che hanno già effettuato la valutazione di AMAG Reti Gas, fissa il valore di AMAG Ambiente in 6.541.977 euro, ma la stessa documentazione evidenzia che un diverso approccio avrebbe portato a una stima di 7.623.187 euro. Non solo: la valutazione è cristallizzata al 31 dicembre 2024 e non recepisce gli investimenti già realizzati, avviati o annunciati nel 2025 e nel 2026. Il rischio concreto è quindi che si stiano cedendo quote pubbliche su una base prudenziale e sottostimata, trasferendo al privato una parte di valore che potrebbe in realtà essere ben più alta.

Ancora più grave è il tema del 20% detenuto dal Consorzio. Nel dossier ho evidenziato che esisteva un’alternativa integralmente pubblica: l’acquisto di quella quota da parte di AMAG Holding, così da eliminare l’incompatibilità segnalata e riportare AMAG Ambiente dentro un assetto interamente pubblico, prima di qualunque ulteriore scelta industriale. Se, come risulta, questa ricomposizione pubblica era praticabile a 10.000 euro, allora il problema si sarebbe potuto risolvere restando nel perimetro pubblico. Si è invece scelto di aprire fino al 49% al privato e di costruire un meccanismo nel quale il plusvalore maturato nel pubblico viene convogliato nella futura società mista come contributo in conto investimenti. È difficile non vedere, in questo impianto, un effetto di vantaggio a favore del privato, costruito su valore generato nel pubblico.
Anche statuto e patti parasociali proposti dall’amministrazione Abonante ci obbligano ad una presa di posizione politica netta. Al socio privato viene attribuita una posizione fortissima: designazione dell’amministratore delegato, rimborso degli investimenti attraverso componenti tariffarie e valore di subentro, prezzo della quota calcolato senza deprezzamento per la minoranza in caso di deadlock, condizionamento persino sul compenso dell’organo di controllo e revisione. Nel complesso, il pubblico resta formalmente in maggioranza, ma consegna al privato una posizione gestionale, economica e negoziale estremamente forte. È una precisa scelta politica, a nocumento del pubblico.
Per questo chiedo il rinvio di questa decisione, l’aggiornamento della perizia, una seconda valutazione indipendente di congruità e una vera relazione comparativa che spieghi perché non si persegua fino in fondo la soluzione integralmente pubblica. Quando si parla di AMAG Ambiente non si sta discutendo di carte astratte: si parla di patrimonio pubblico, di servizio rifiuti, di soldi dei cittadini e di assetti che peseranno per anni. E il compito degli amministratori pubblici è difendere il patrimonio pubblico: non si svende, non si sottovaluta e non si piega a patti che avvantaggiano gli investitori privati e indeboliscono il pubblico”.
