In questo difficile momento politico internazionale, in cui spesso si dice che l’Europa non conta, che l’Europa non c’è o non batte un colpo, arrivato notizie commerciali che certificano che l’Europa è anche bravissima a fare autogol. In nome di certi princìpi, ma non si capisce bene quali, i geni di Bruxelles stanno pensando di raddoppiare le importazioni a dazio zero di olio tunisino.
Sarebbe l’ennesima scelta suicida di una UE che ha deciso di cancellare le proprie produzioni distintive e di qualità agricole, a partire da quella di olio d’oliva, favorendo un modello di mercato che spinge l’industria ad approvvigionarsi di prodotto estero a basso costo, spacciandolo come Made in Italy fuori dall’Europa, invece di valorizzare l’olio italiano di qualità al giusto prezzo. La domanda da porsi sarebbe: ma cos’hanno nella testa?

A denunciarlo sono Coldiretti e Unaprol nel commentare l’annuncio del Governo della Tunisia dell’avvio di negoziati con l’UE per rafforzare il quadro giuridico bilaterale e portare a 100.000 tonnellate annue il contingente di esportazione agevolato.
In Italia produciamo 300.000 tonnellate di olio, ne consumiamo nel mercato interno 400.000 e ne esportiamo 300.000: come è possibile quindi che il prezzo dell’olio italiano pagato agli agricoltori sia calato del 30%? E a vedere i numeri sembra il gioco delle 3 carte.
LE PAROLE – Il presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco, spiega la situazione nella provincia alessandrina: “La situazione ci danneggia mentre stiamo puntando in modo strategico sul settore, con produzione e oliveti in crescita, soprattutto nelle zone del Casalese e della Valcerrina. Coldiretti chiede autorità competenti di moltiplicare i controlli nelle industrie olearie, verificando gli acquisti di olio EVO che provengono da fantomatici frantoi che regolarizzano l’olio EVO quando non lo è. Così facendo si aiutano i trafficanti di olio a dichiarare che il loro olio imbottigliato sia italiano al 100%, quando così non è”.

Raddoppiare le importazioni rappresenterebbe un colpo di grazia per i produttori italiani, già messi all’angolo dalle importazioni selvagge, ma anche un grave pericolo per i cittadini consumatori, che trovano un alimento cardine della Dieta Mediterranea sui banchi a prezzi stracciati, spesso spacciato come Made in Italy. L’olio tunisino, denunciano Coldiretti e Unaprol, viene venduto oggi sotto i 4 euro al litro, con una pressione al ribasso sulle quotazioni di quello italiano che punta a costringere gli olivicoltori nazionali a svendere il proprio prodotto al di sotto dei costi di produzione. Una dinamica che arricchisce esclusivamente i margini dell’industria e che, con i nuovi accordi, potrebbe peggiorare i problemi.