La vittoria col Pordenone è fondamentale

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“Vincere… e basta” diceva patron Di Masi nell’editoriale pubblicato sull’organo ufficiale dell’Alessandria. E vittoria col Pordenone è stata. Ce n’era d’avanzo di quattro pareggi di fila, e bisognava dare un segnale di vita e una scossa alla classifica. E infatti, piano piano, i grigi scalano le posizioni. Non date retta ai soliti snob, che sbuffano e a metà partita sanno già tutto: la squadra era ottava prima e ora è settima, dopo un 3-0. Contro l’ultima, è vero, ma l’equilibrio di questo torneo è molto di più di quanto dicano i numeri. In fondo la zona playoff è lontana solo 3 punti, cioè una partita, e finora è girata così-così. Perchè se prima si poteva recriminare per episodi che avevano condizionato le partite, col Pordenone un po’ di credito lo si è incassato. Il vantaggio di Cavalli al 46′ del primo tempo era del tutto immeritato, dopo una frazione di gioco bruttissima con un solo tiro in porta, dei friulani, parato da Nordi, ed era pure casuale. Ma ha girato la partita, incidendo tantissimo a livello psicologico, da una parte e dall’altra: ha tolto pressione ai grigi, l’ha messa ai friulani, ha semplificato la vita a D’Angelo e l’ha complicata a Foschi. E’ stato bravo l’allenatore mandrogno a cambiare subito (Guazzo per Spighi) il modulo tattico (dal 3-5-2 al 4-3-1-2), e così negli spazi lasciati da un avversario che doveva rimontare sono arrivati altri due gol, di ottima fattura, a chiudere il conto (Marconi al 62′ e Guazzo al 73′). Il quarto gol per Marconi, il quinto per Guazzo, niente male davvero dopo 9 giornate per una squadra che ha il secondo attacco, 19 gol contro i 20 del Bassano, ha sempre segnato e ha perso una sola volta. L’Alessandria sta trovando i suoi equilibri, cosa non facile e per la quale ci vuole pazienza; certo nel primo tempo col Pordenone i pensieri si accavallavano e ognuno, nella sua testa, aveva la soluzione, ma le partite vivono sugli episodi e bisogna essere capaci a sfruttarli. D’Angelo è bravissimo, secondo me, a leggere le situazioni e a cambiare in corsa, cosa dimostrata più volte l’anno scorso, ma deve trovare l’amalgama fra vecchi e nuovi, dentro e fuori dal campo, e la gerarchìa (o l’equilibrio) di spogliatoio. Cosa che sta avvenendo, sotto l’occhio attento del ds Magalini, che tutto osserva, tutto controlla ed è sempre in stretto contatto con LDM.
Le vittorie, come sempre, sono la medicina migliore.

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