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sabato, Gennaio 29, 2022

La Procura di Brescia intervenuta sull’allevamento Green Hill

Su denuncia di LAV e Legambiente sono in corso in queste ore accertamenti; da parte della Procura della Repubblica di Brescia in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato; sull’allevamento per la vivisezione “Green Hill” di Montichiari (Brescia); da mesi sotto accusa per le condizioni di detenzione dei 2500 cani beagle destinati ai laboratori di tutta Europa.

“Grazie agli atti presentati dalle due associazioni è stata finalmente riaperta l’inchiesta giudiziaria sulle modalità di detenzione degli animali nella megastruttura. – ha dichiarato Gianluca Felicetti; presidente della LAV – Ci auguriamo che gli accertamenti in corso; disposti dalla Procura; possano fare luce; definitivamente; sulle reali condizioni di vita degli animali rinchiusi nei padiglioni della struttura in attesa della spedizione verso gli “acquirenti”; e sull’impossibilità di Green Hill di garantire il rispetto delle necessità fisiche e comportamentali dei cani; visti i numeri enormi di cui si parla”.

“Speriamo che questi nuovi sviluppi mostrino chiaramente gli orrori della vivisezione e portino in primo piano le ragioni scientifiche ed etiche di chi la combatte; – afferma Michela Kuan; biologa; responsabile LAV settore vivisezione – un atto importante in un contesto finora considerato intoccabile come la sperimentazione animale”.

Purtroppo né l’attuale legge nazionale né la direttiva europea pongono reali vincoli al ricorso agli animali; quasi 900mila l’anno in 600 strutture pubbliche e private solo in Italia; dove peraltro mancano totalmente controlli qualificati: “speriamo che questo caso faccia comprendere la sofferenza che si cela dietro la sperimentazione animale e l’inutilità di tale pratica; promossa ancora oggi come un male necessario; nonostante più dell’86% degli italiani sia contrario”; aggiunge Michela Kuan.

I cani allevati in queste strutture vengono considerati alla stregua di oggetti; prodotti in massa da fattrici costantemente ingravidate per fornire cuccioli che moriranno; dopo test invasivi e dolorosi nei laboratori italiani ed europei; dai quali usciranno solo come carcasse vittime di una ricerca inutile e crudele. Animali cresciuti senza vedere mai la luce del sole né sentire l’odore dell’erba.

In questi mesi è all’esame del Senato la norma; già approvata dalla Camera dei Deputati; che vieterebbe l’allevamento di cani; gatti e primati non umani per la sperimentazione; imporrebbe l’obbligo di anestesia e analgesia per i test e; vietando le esercitazioni belliche e didattiche con animali; sosterrebbe concretamente il ricorso ai metodi sostituivi della vivisezione. Alla luce di questi sviluppi giudiziari rivolgiamo un nuovo appello ai senatori affinché l’articolo 14 della Legge Comunitaria sia finalmente approvato e possa essere di incentivo per la ricerca pulita; scientifica ed eticamente accettabile.

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