ROMA (ITALPRESS) – In Italia il vino continua a far parte della cultura e delle abitudini di consumo. Oggi i consumatori sono poco meno di 30 milioni, pari al 55% della popolazione. Un numero che negli ultimi 5 anni è rimasto stabile e che, rispetto al 2011, è addirittura cresciuto di oltre 600.000 persone. A fotografare la situazione è l’Osservatorio Uiv-Vinitaly, che ha presentato i dati in occasione della prossima edizione di Vinitaly, in programma a Verona dal 12 al 15 aprile. Un quadro che smentisce alcuni luoghi comuni, soprattutto sui giovani. È vero: si beve meno vino rispetto al passato. Ma il motivo principale è il calo dei consumatori quotidiani, soprattutto tra le fasce più adulte. Oggi infatti il 61% degli italiani beve vino in modo occasionale, mentre il 39% lo consuma ogni giorno. Vent’anni fa il rapporto era quasi l’opposto. Un cambiamento che racconta un nuovo rapporto con il vino: più moderato, più consapevole e più orientato alla qualità. E a sorpresa sono proprio i più giovani ad allargare la platea dei consumatori. La fascia tra i 18 e i 24 anni, pur rappresentando solo il 7% del totale, è l’unica ad aver registrato una crescita significativa: dal 39% del 2011 al 47% di oggi. Per la Generazione Z il vino è soprattutto una questione di gusto, curiosità e identità. Non solo accompagna il cibo, ma diventa anche un’esperienza da vivere fuori casa, soprattutto al ristorante. E i giovani tendono anche a spendere di più: mediamente 18 euro a consumazione contro i 10 della media generale. Tra le preferenze emergono anche alcune sorprese. Se il Prosecco resta il più scelto tra i Millennials, tra i giovanissimi tornano protagonisti i vini rossi. In testa alle preferenze della Gen Z l’Amarone della Valpolicella, seguito da Barbaresco, Taurasi, Bolgheri e Chianti. Secondo il report, dunque, il calo dei consumi non dipende dai giovani, ma da una generale tendenza alla moderazione. Meno quantità, più qualità: un cambiamento che racconta come stia evolvendo il rapporto degli italiani con il vino.
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