ROMA (ITALPRESS) – Nelle RSA italiane migliaia di residenti hanno un’infezione correlata all’assistenza, in molti casi resistente agli antibiotici, che in buona parte potrebbe essere prevenuta con una serie di misure. A realizzare una fotografia della situazione e realizzare una ‘cassetta degli attrezzi’ utile a operatori, pazienti e istituzioni è stato il progetto CCM ‘La tutela della salute nelle strutture residenziali sociosanitarie: un impegno condiviso per prevenire e controllare le infezioni correlate all’assistenza’, finanziato dal Ministero della Salute. I risultati delle survey condotte stimano mediamente una infezione per il 2,6% dei residenti. Accanto ai fattori individuali, nelle RSA il rischio infettivo è amplificato da specifiche caratteristiche organizzative e assistenziali, quali la vita in gruppo, la degenza prolungata dei residenti, il rapido turnover del personale, il coinvolgimento significativo di operatori diversi dai professionisti sanitari regolamentati, la frequente condizione di immunocompromissione di molti residenti e l’uso diffuso di dispositivi invasivi. A questi elementi si aggiunge anche il fenomeno della “porta girevole”, ovvero il frequente trasferimento di pazienti tra ospedali e strutture di lungodegenza, che gioca un ruolo determinante nella dinamica della colonizzazione e della trasmissione delle infezioni. Il progetto ha anche sviluppato un sistema pilota di monitoraggio sostenibile, basato sui flussi amministrativi correnti, che descrive il carico infettivo e la circolazione dei patogeni resistenti, sfruttando l’integrazione dei flussi esistenti nelle reti del Servizio Sanitario Regionale. Su questa base è stato costruito un set di indicatori che aiuta a orientare gli interventi verso le aree più vulnerabili.
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