ROMA (ITALPRESS) – “Quello che emerge dalle ultime attività di Cosa nostra e dalle conseguenti indagini è che si ripresenta sul territorio palermitano l’uso di armi da guerra: ci sono investigazioni ben avviate ed è piuttosto inquietante osservare come ci siano tracce dell’uso di Ak-47 e rinvenimenti di ordigni esplosivi ad alto potenziale, tutti provenienti dall’area del Salento ma ragionevolmente di importazione dai Balcani”. Lo afferma il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia, durante un’audizione, a Palazzo San Macuto a Roma, presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul Fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali. “I collaboratori di giustizia ci parlano di interessi verso armamenti molto più sofisticati, che si stanno cercando di reperire sui nuovi mercati – aggiunge De Lucia – Il conflitto russo-ucraino genera armi di nuova tecnologia, non tutte impiegate per la guerra, e anche lì si crea una sorta di mercato nero che interessa le organizzazioni criminali di tutta Europa compresa Cosa nostra; in tal senso abbiamo segnali del tentativo di acquisto di droni lanciamine, strumenti estremamente sofisticati rispetto ai quali non siamo preparati a difenderci nè sappiamo qual è l’uso che ne vogliono fare. Un altro segnale della vitalità di Cosa nostra sta nel tentativo di ricostruire un arsenale di qualità: non più armi ordinarie, che tra l’altro reperiamo giornalmente nel territorio, ma armi da guerra e materiale esplosivo di alta qualità. Tutto questo lo individuiamo tanto nel circondario del Palermo quanto in altri territori: quando spara un kalashnikov a Palermo salgono l’attenzione mediatica e il ricordo di episodi del passato, ma ci sono altre parti del territorio del nostro distretto in cui l’uso del kalashnikov è ordinario; ad Agrigento l’uso di queste armi da guerra è abituale e finalizzato a intimidire commercianti. Le nostre indicazioni attuali ci dicono che parte di queste armi provengono dagli acquisti che Cosa nostra distribuisce su tutto il territorio: in questo momento sappiamo della presenza di kalashnikov a Palermo e Agrigento, stiamo indagando sia per trovarli sia per i procedimenti successivi. La situazione di Agrigento presenta una serie di peculiarità che stanno nel fatto che da tempo non si registrano collaboratori di giustizia: se mancano questi manca la capacità di aggiornarsi sull’evoluzione dell’organizzazione mafiosa, ma vuol dire anche che Cosa nostra stessa sta stringendo i ranghi; un’altra problematicità riguarda le forze di polizia concentrate sul contrasto non solo alla mafia, ma anche al traffico clandestino dei migranti che in quel territorio è un problema molto serio e richiede un grande sforzo”.
– foto ufficio stampa Camera dei Deputati –
(ITALPRESS).

Di