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domenica, Giugno 20, 2021

Alessandria E IL SUO ANGELO GRIGIO

Angelo Gregucci, soprannominato da molti “L’angelo biondo”, torna in Alessandria come allenatore, prendendo il posto di Giuseppe Scienza, dopo quattro giornate dall’inizio del campionato. Come calciatore Gregucci, è stato quattro anni in Alessandria dall’82 all’86, dove è cresciuto calcisticamente, lasciando anche un bel ricordo ai tifosi grigi. Dopo queste quattro stagioni di “formazione” in Alessandria, prosegue il suo cammino calcistico alla Lazio, dove ci rimarrà per sette anni, poi Torino e Reggiana, con anche due presenze in nazionale. La sua carriera da allenatore si apre sulla panchina della Reggiana, poi di stabilirsi per tre anni a Vicenza. Dopo essere stato sulla panchina dell’Atalanta, del Sassuolo e della Reggina, un’esperienza importante come collaboratore tecnico al Manchester City di Mancini; poi Casertana e Salernitana, prima di arrivare alla corte di Di Masi.

Qui è cresciuto calcisticamente, quali emozioni ha provato tornando nella sua “seconda casa”?
Ho provato un viaggio all’indietro. In primo luogo ho trovato la riconoscenza per quello che ho fatto, poi ho trovato un buon progetto fatto da persone che si stanno impegnando con professionalità. Anche nel lavoro, come nella vita, i vecchi amori ritornano.

Il suo ritorno lo deve anche al presidente Luca Di Masi, quale rapporto ha con lui e come lavora?
Con lui ho un buon rapporto, è molto professionale ed ambizioso. È un presidente con molta passione, proprio perché è nato nella curva dei grigi, e questo non è un fatto da tralasciare.

Cos’è cambiato a livello di ambiente e di tifosi nell’Alessandria di adesso, rispetto a quella dell’epoca?
Sicuramente si è svegliato il movimento popolare, con la nuova generazione.
Invece i vecchi sono lo zoccolo duro, e vivono i grigi come una fede calcistica che non abbandoneranno mai.

Dopo il Barbera, il Ferraris, il Picco, l’Olimpico e San Siro, qual è stata la serata più emozionante?
Ogni stadio ci ha regalato emozioni differenti. La partita più emozionante sotto il profilo del campo è stata Genova, perché abbiamo giocato in dieci i tempi supplementari, abbiamo preso goal all’ultimo minuto, ma la squadra ha fornito una prestazione di carattere, giocando i tempi dei supplementari in maniera eccellente. Gli ultimi minuti di La Spezia, sono stati emozionanti sotto il profilo della mentalità. L’Olimpico e San Siro sono stati emozionanti per i nostri tifosi che si sono dimostrati una tifoseria da serie A e hanno portato in tutt’Italia sportività.

I giocatori come hanno vissuto quest’esperienza?
Queste partite ti fanno alzare l’asticella del livello di ambizione, e a livello di maturità ti mettono subito alla prova, pur sapendo che poi si tornerà nella nostra dimensione di provincia a giocare in campi sconosciuti.

Come è riuscito a far stare questo gruppo di giovani con i piedi per terra, anche in partite cosi importanti?
Con i piedi per terra ci resti per forza, perché hai grandi motivazioni, e sai che devi dare il massimo e correre più del dovuto. A molti di questi ragazzi non era mai capitato di giocare in campi così importanti, e quest’esperienza ha permesso loro di potersi confrontare con campioni di categorie superiori.

Si riconosce in un attuale giocatore dei grigi?
No, ognuno è caratterizzato per essere se stesso. Ci possono essere giocatori simili, ma non uguali, ogni calciatore è caratterizzato dalla sua personalità.

Dopo un inizio importante in campionato, adesso la squadra sta attraversando un periodo negativo, da cosa è dovuto?
Non è dovuto dalle prestazioni, ma da qualche battuta d’arresto sotto il profilo dei risultati, la squadra non riesce a capitalizzare. Paradossalmente anche contro il Milan, abbiamo costruito più occasioni da rete senza però segnare. Dobbiamo migliorare per essere più convincenti sotto porta.

Il classico scetticismo dei tifosi grigi, ha già fatto pensare ad alcuni che l’Alessandria anche quest’anno non salirà di categoria, cosa risponde?
I grigi vogliono combattere, noi vogliamo fare un’annata importante e centrare i play-off, poi nei play-off penseremo partita per partita.

Questa squadra ha già dimostrato le sue qualità, ma cosa manca per salire nella serie cadetta?
Manca un pizzico di mentalità in più, capire bene quando andare a determinare le situazioni, che leggendole con più cattiveria, sono punti in più per noi.
Ad esempio a Cremona, dove negli ultimi dieci minuti abbiamo creato moltissime palle da rete senza segnare, lì bisogna avere più mentalità nel credere che non siamo in mano al fato, ma siamo in mano a noi stessi.

Come allenatore ha calcato categorie superiori in Italia, ma anche all’estero, con l’esperienza in Inghilterra al Manchester city, come si vive il calcio all’estero?
All’estero lo sport si vive meglio, le partite si vivono con grande partecipazione, e amano lo spettacolo. L’Italia è il paese della polemica spicciola, la passione per il calcio è rimasta per la mia generazione, per le nuove generazioni no, perché sono imprigionate dal telefonino. In Italia il calcio vive di tattica, non conta il risultato conta, solo vincere.

Un pensiero sulla lega italiana?
La lega si sta migliorando, tutti ci aspettiamo un cambiamento dal presidente federale. Il movimento del calcio italiano è uscito dall’élite del calcio europeo, perché si è fermato a vent’anni fa, adesso le nazioni principali hanno ottime strutture, settori giovani competenti e centri federali ben organizzati. I top club europei hanno giocatori completi sia tecnicamente, sia fisicamente, e sono anni luce lontani dal nostro calcio.

Il futuro è ancora sulla panchina dei grigi?
Io spero di sì, se la società vorrà costruire ancora qualcosa insieme. Io devo molto a questa società e a questa città, che mi ha fatto crescere sia calcisticamente sia come persona, perdonando molti miei errori. Alessandria è stata la mia palestra, per poter affrontare categorie superiore ed essere pronto.

Un finale di stagione complicato, ma i grigi dove arriveranno?
Arriveranno a competere sino all’ultima domenica per un obbiettivo importante, combattendo insieme ai propri tifosi, perché i momenti difficili si superano tutti insieme.

Alessandro Venticinque

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