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venerdì, Gennaio 21, 2022

La Locanda dell’Ultima Solitudine

E’ tutta in legno la Locanda, alterna le pareti scure alle finestre piene di luce da cui entra sempre un po’ di vento. E’ fatta di poche stanze e una sola certezza: se sai arrivarci, facendo tutto quel sentiero buio che ci vuol poco a perdersi, quello è il posto più bello del mondo.

Alessandro Barbaglia, giovane poeta e libraio novarese, racconta nel suo romanzo d’esordio la magica e poetica storia dell’incontro tra Libero e Viola: due solitudini, due vite in attesa di un senso. Libero prenota un tavolo alla Locanda dell’Ultima Solitudine – arroccata sul mare – costruita con il legno avanzato di una barca, dove si può andare a cena, ma soltanto in due. Viola aspetta il momento e l’occasione di lasciare il paese dove è nata, in cui le donne della sua famiglia hanno tutte il nome di fiori che sanno “accordare” da generazioni, perché regalino sempre bellezza e armonia.

Racconta Barbaglia: «Libero ha nostalgia del futuro lontano, ama le attese come i bambini che aspettano il Natale e si gustano il tempo che passa, è convinto che le cose belle arrivino, è un ottimista estremo. Così inizia a costruire questa attesa e poi qualcosa succede». E conclude: «Si può avere nostalgia del futuro? Di qualcosa che verrà? Io credo di sì».

Alessandro Barbaglia, La Locanda dell’Ultima Solitudine, Mondadori, 2017, 163 pp., euro 17.00

Barbara Rossi

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