Ricordando Di Giacomo, la voce del Banco da più di 40 anni

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Ora che non c’è più, a tutti gli appassionati del rock progressive italiano degli anni 70 e 80 piacerà sicuramente ricordarlo con le parole dei suoi più celebri brani cantati con il Banco del Mutuo Soccorso, in particolare con i versi quasi profetici “non mi rompete, ve ne prego, ma lasciate che io dorma questo sonno […] perché volete disturbarmi, se io forse sto sognando un viaggio alato sopra un carro senza ruote, trascinato dai cavalli del maestrale… in volo”. Francesco Di Giacomo, insieme, a Vittorio Nocenzi, Rodolfo Maltese e agli altri componenti del gruppo, aveva instaurato uno stretto rapporto con il territorio alessandrino: ne sono una valida testimonianza le serate fatte negli ultimi anni al Macallé di Castelceriolo, a Spinetta Marengo e a Volpedo, in compagnia della Beggar’s Farm di Franco Taulino, quando il Banco si presentò con la formazione originale per riproporre i brani storici del primo periodo, a partire dall’esordio con il disco “del salvadanaio”, così definito per via della copertina e splendido inizio di una lunga e onorata carriera. Dai primi album impegnati (Darwin, sull’evoluzione della specie, Io sono nato libero e Come in un’ultima cena), passando dalle hit degli anni 80 (Paolo Pa e Moby Dick), fino ad arrivare all’apparizione sul palco dell’ultimo Concerto del 1° Maggio, quando – ironia della sorte – Di Giacomo cantò Impressioni di Settembre, il brano più famoso dell’altro gruppo italiano storico degli anni 70 e 80, la gloriosa Premiata Forneria Marconi.

Gian Maria Zanier

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