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lunedì, Ottobre 18, 2021

“A occhi aperti”

C’è un motivo in più per organizzare una gita alla Reggia di Venaria Reale, restituita al suo splendore dal 2007. Fino all’8 febbraio 2015, infatti, è ospitata nelle Sale delle Arti del complesso sabaudo “A occhi aperti”, interessante mostra di fotografia realizzata dal Consorzio La Venaria Reale, Contrasto e Magnum Photos. L’ispirazione per questa rassegna è venuta dall’omonimo libro di Mario Calabresi, direttore de “La Stampa”: egli ha firmato i pannelli informativi sui fotografi in esibizione, fornendo una concisa ma esaustiva presentazione del loro lavoro. Steve McCurry apre la mostra con reportage da tutto il mondo, comprendenti anche il suo scatto più famoso, lo sguardo magnetico della ragazza afghana Sharbat Gula. Josef Koudelka ha ricercato le popolazioni nomadi in Europa e raccontato la repressione della Primavera di Praga da parte dell’URSS nel ’63, servizio che gli valse 20 anni di esilio. Don McCullin ha incontrato nel Biafra un bambino denutrito e albino (e, per questo, discriminato). Abbas ha fotografato la guerra di liberazione d’Algeria e la Rivoluzione iraniana del ’79. La violenza della segregazione razziale negli Stati Uniti è narrata da Elliot Erwitt con feroce ironia, come dimostra il bambino nero, sorridente, con una pistola alla tempia. Alex Webb ha dedicato il suo tempo al “Border”, la terra di mezzo frapposta tra il Messico e gli Stati Uniti. Paolo Pellegrin ha girato il mondo alla ricerca di guerre e gente in fuga e ha fatto scelte stilistiche originali, come la foto sfocata. A proposito di originalità, colpisce la tecnica di Gabriele Basilico, che con cavalletto e flessibile ha immortalato da lontano porti francesi e periferie milanesi, mettendo in risalto dettagli spesso trascurati. La ricerca delle proprie origini africane ha spinto il brasiliano Sebastião Salgado a passare da futuro economista a fotografo. A chiudere la rassegna è Paul Fusco, autore del servizio sul “Funeral Train”, il convoglio ferroviario che trasportò da Manhattan ad Arlington il feretro di Bob Kennedy.

Stefano Summa

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