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lunedì, Ottobre 18, 2021

Gli Skinhead : chi erano costoro ?

Nella galassia delle subculture la città di Londra occupa un posto d’onore per la continuità con cui sforna materiale di studio: negli anni Sessanta e Settanta sono gli hippy i protagonisti della scena; sono colorati e spensierati; il vento coccola le loro chiome fluenti mentre si gustano Sergeant Pepper’ s dei Beatles.

Ma vi è una parte dei loro coetanei che non condivide questo stile di vita pacifico e libertino; sono i ragazzi delle periferie; eredi degli hard Mod e figli di quella classe operaia (working class) tipicamente britannica fatta di bevute di birra e incontri di calcio o rugby; lavori pesanti ai Docks e risse al pub; quell’ umanità grezza; felicemente rappresentata da Andy Capp; il fumetto di Smythe.

Questi ragazzi sono orgogliosamente conservatori; proletari e patriottici; sono convinti che la working class sia la spina dorsale della società britannica e si sentono minacciati dalla deindustrializzazione e dagli immigrati; accusati ovviamente di rubare la casa e il lavoro …

Il loro look è composto da scarponi massicci; pantaloni stretti; camicie e polo con bretelle; testa rigorosamente rasata; il loro guardaroba è diametralmente opposto a quello degli hippy ma a tutto vi è una logica: gli anfibi; preferibilmente Doc Martens; derivano dal fatto che molti ragazzi lavorano in officine o fabbriche in cui è necessario l’ utilizzo di calzature massicce; le camicie e le polo indicano sobrietà ed alcuni brands sono riferimenti patriottici come Fred Perry o Lonsdale; il primo celebre tennista; il secondo marchio di equipaggiamenti per la boxe.

La testa rasata può essere interpretata in vari modi; ad esempio per rafforzare l’ idea di mascolinità nell’ individuo oppure è per la necessità di non offrire al nemico un appiglio durante lo scontro fisico.

I tatuaggi sono largamente diffusi tra gli skin; alcuni soggetti fanno riferimento all’ esercito britannico come ad esempio il bulldog o il leone; altri simboli comuni sono la ragnatela; le rondini; la Union Jack o i classici stemmi delle squadre di calcio.

La vita dello skinhead londinese è basata sulle frequenti visite al pub e sulla musica reggae o ska; ma il loro pane quotidiano è la violenza che può sfociare in risse occasionali o in appuntamenti ad hoc quali gli incontri di calcio allo stadio ed il paki bashing (pestaggio del pakistano).

Il treno della violenza è in tour negli stadi inglesi fin dagli anni Trenta; gli skinhead non hanno fatto altro che salirci caratterizzandone gli aspetti estetici per qualche decennio; tuttavia il movimento hooligan è molto più vasto e complesso ed è errato pensare che siano loro i colpevoli degli scontri tra diverse fazioni di tifosi.

Il paki-bashing invece è una loro esclusiva: nei quartieri periferici delle città stava aumentando il numero di persone provenienti dalle ex colonie britanniche nei Caraibi o in Asia; pertanto i ghetti operai si stavano trasformando in quartieri per immigrati causando tensioni sociali tra gli abitanti; gli skinhead non sono razzisti; hanno solo eletto i nuovi arrivati a capro espiatorio dei loro problemi e bersaglio per le brutalità gratuite: in certe zone la violenza è una ruota che gira.

Quelli descritti fin’ ora sono gli “original skinhead” (o Trojan skinhead) ; ma esistono alcune frange del movimento caratterizzate da una matrice politica estremista: è il caso dei naziskin o skin88 di estrema destra; dei RASH acronimo di “red and anarchist skinhead” o degli SHARP (skinhead aganist racial prejudice) antirazzisti e apolitici che si rifanno agli Original.

Esistono anche skinhead gay; antipolitici e antirazzisti riuniti sotto la sigla EGSA (europeen gay skinhead association) e fantomatici naziskin gay; per quest’ ultimi vi è qualche problema di coerenza …

Nicholas Capra

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