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giovedì, Ottobre 28, 2021

A spasso fra le leggende dellOltregiogo

Non crediate che i fantasmi popolino solamente i pittoreschi castelli scozzesi: niente di più falso! Anche da noi nell’Oltregiogo ligure; possiamo contare un buon numero di arcane leggende. Partiamo dal castello di Sancristoforo: qui gli abitanti si fregiano dell’onore di custodire nientemeno che lo spettro del grande monarca Federico Barbarossa. Se non siete gente da credere a simili storielle o dubitate delle ambizioni dei cittadini del ridente paesino vallemmino; provate a cercare; sempre nel medesimo edifico il Cappello di Napoleone… O forse preferite le storie d’amore? Non abbiate la pretesa però del rassicurante lieto fine: si racconta infatti a Montaldeo che il Marchese Clemente Doria; dopo aver rapito l’amata Costanza rinchiusa in convento a mo’ di Monaca di Monza; l’abbia sorpresa in una notte tempestosa fra le braccia di uno sconosciuto amante. Ovviamente la uccise e fece murare il suo cadavere; ma c’è chi giura ancora; in paese; di vedere nelle notti di tempesta il suo spirito passeggiare sui merli del maniero; tra urla e serpentine di fiamme. Nel caso invece; conserviate una passione per i Templari; ascoltate questa leggenda: certo forse non riguarda propriamente il loro ordine in senso stretto; ma sempre di cavalleria si tratta. Si racconta; infatti; che quando Isabella Corvalan; dama d’onore della Regina di Castiglia; fu ospite del Castello di Lerma nel 1565; fu raggiunta da un misterioso stuolo di cavalieri che battevano bandiera genovese e che le consegnarono un prezioso omaggio da portare alla sua sovrana: uno scrigno di cristallo contenente tre rose d’oro; i cui petali erano tempestati di rubini rossi. Il dono; che rappresentava un particolare messaggio decifrabile solo dagli appartenenti a un particolare ordine cavalleresco esoterico; rimase nascosto nel cortile del maniero; dal momento che la dama fu richiamata in tutta fretta a Milano e da lì non ebbe più occasione di ripassare per Lerma. Si dice che in un particolare momento di un particolare giorno dell’autunno inoltrato; i raggi del sole penetrino nel cortile e colpiscano il gioiello; proiettandone tutt’attorno per alcuni attimi l’infuocato riflesso. Nel caso lo vedeste; prendete pala e torcia. Sempre col permesso del proprietario; s’intende…

Federico Cabella

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