Impiegato della Motorizzazione Civile arrestato per concussione

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Il 6 luglio scorso i carabinieri del comando provinciale di Alessandria hanno arrestato, in flagranza del reato di concussione, S.C., 59enne residente a Valenza, impiegato presso la motorizzazione civile di Alessandria., bloccato dai militari del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale di Alessandria subito dopo essersi fatto indebitamente consegnare la somma contante di 1.200 euro da alcuni dirigenti della C.I.A. (confederazione italiana agricoltori) del capoluogo.

Le indagini erano state avviate nello scorso mese di maggio, allorquando il dipendente pubblico si era recato presso gli uffici della predetta associazione di categoria e, dopo brevi convenevoli, aveva spiegato che le pratiche presentate presso gli uffici della motorizzazione civile di Alessandria dalla C.I.A. per conto dei propri associati – per lo più immatricolazioni e/o passaggi di proprietà di mezzi agricoli che fino ad allora avevano subito svariati ritardi per la loro definizione, nel caso fosse stata trovata una non meglio precisata “quadra” sarebbero state esaminate e definite favorevolmente in un tempo decisamente più breve. ciò, indipendentemente dal numero di protocollo loro assegnato e/o dalla data della loro presentazione.

In che cosa consistesse la “quadra” veniva contestualmente esplicitato da c.s. ai suoi interlocutori, ai quali l’uomo prospettava la necessita’, affinche’ le pratiche potessero essere trattate in tempi brevi e con esito favorevole, che per ognuna di esse gli fosse corrisposta la somma di dieci euro. somma che, dinanzi allo stupore degli interlocutori, veniva poi “corretta” a “otto euro”, limite riferito “invalicabile” dall’impiegato, sotto il quale preannunciava di non essere intenzionato a scendere. ovviamente, sempre a dire di C.S., la “proposta” era valida solo per le pratiche della provincia di Alessandria e unicamente per quelle considerate ordinarie, con ciò lasciando ad intendere che per pratiche particolari si sarebbe dovuto trovare di volta in volta un’intesa per un diverso “compenso”. nella circostanza, lo stesso c.s. riferiva che comunque, l’accordo in questione comprendeva anche un suo interessamento/aiuto che egli avrebbe assicurato all’associazione in vista dei controlli che, a breve, la motorizzazione avrebbe avviato nei confronti dei proprietari di mezzi agricoli per verificare che questi ultimi fossero muniti di partita iva, oggi obbligatoria per mantenere l’utilizzo agricolo dei mezzi stessi.

L’illecita richiesta dava luogo all’immediata denuncia presentata dai dirigenti della C.I.Ai quali, nei giorni successivi costatavano, con stupore, che dopo la “visita” presso i loro uffici di c.s., tutto a un tratto le loro pratiche venivano definite favorevolmente e in tempi davvero brevi – in circa due settimane a fronte dei 50/60 giorni come invece accadeva in precedenza – per cui capivano che l’impiegato che si era presentato presso i loro uffici aveva effettivamente velocizzato l’iter istruttorio, convinto così di poterli indurre ad accettare/sottostare alla sua richiesta, ovvero al pagamento di almeno 8 euro per il buon esito di ogni singola pratica.

In seguito c.s. si recava nuovamente presso gli uffici della C.I.A., dove incontrava le parti lese e nella circostanza, dopo aver rimarcato come i loro rapporti di lavoro fossero diventati estremamente positivi/favorevoli (n.d.r.,contrariamente al passato), proponeva che il pagamento di quanto “dovuto” dall’associazione avvenisse in due “step annuali”: uno, a fine giugno; l’altro a gennaio, in base al numero di pratiche lavorate, ossia assunte in carico sul suo computer. nella circostanza, ribadiva di essere disposto alla risoluzione di ogni altra problematica eccedente l’ordinaria amministrazione, ribadendo altresì che “il prezzo” in quel caso sarebbe stato concordato di volta in volta e, nell’accomiatarsi, annunciava infine che a fine giugno avrebbe comunicato loro il “saldo” che avrebbero dovuto corrispondergli, consigliandoli di occultare il denaro, a titolo precauzionale, all’interno di un pacchetto di sigarette. nell’evoluzione della vicenda, durante un incontro di routine presso gli uffici della motorizzazione, l’impiegato, dopo aver controllato meticolosamente le nuove pratiche consegnate dalla c.i.a., mostrava alla parte lesa l’applicativo dove egli era solito registrare gli atti in carico, ricordando all’interlocutore, con chiara intenzione, il numero di fascicoli già evasi (in tutto, 151), e soprattutto l’imminente scadenza del termine fissato per il pagamento, concordato per il primo pomeriggio del 6 luglio u.s..

Nel pomeriggio del 6 luglio c.s. si e’ presentato puntuale presso gli uffici della c.i.a. di Alessandria a ritirare il “pacchetto di sigarette” da lui richiesto, ma ad attenderlo, subito dopo, ha trovato i carabinieri, che lo hanno perquisito trovandogli addosso il pacchetto di sigarette al cui interno vi erano, ben occultati, 1.200 euro, che forse non avranno nociuto gravemente alla salute dell’interessato, come diceva la scritta sul pacchetto, ma certamente non gli hanno fatto bene, poiche’ il suo contenuto ne ha determinato l’immediato arresto in flagranza per il reato di concussione.

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