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lunedì, Ottobre 18, 2021

Calcio: come non fare la guerra.

Le guerre (con o senz’armi) le fanno i politici. Non certo la gente comune. Che vuole vivere in pace e; se possibile; in serenità e allegria. Così; usando una titolazione abbastanza semplice; la gente comune ha organizzato una “Festa dell’amicizia” iniziata e conclusa in un pomeriggio domenicale sul campetto in erba di Rigoroso; frazione di Arquata Scrivia. Torneo a sei formazioni dalle quali doveva essere bandito il termine “razzismo” per usare invece una parola difficile ma sicuramente bella “integrazione”. Sei squadre; abbiamo detto; due delle quali italiane e poi con le rispettive bandiere l’Ecuador; l’Albania; la Romania ed il Senegal. Nazioni; paesi; gente; sulla carta “difficili” da mettere d’accordo. Tanto che qualcuno temeva potesse accadere qualche scaramuccia – verbale o fisica – e invece nulla di tutto questo. L'(ottima) organizzazione – l’ANPI – neppure aveva pensato alla presenza di almeno due carabinieri (come forse; avrebbe voluto qualcuno). Ha avuto ragione. Non c’è stato alcun bisogno delle forze dell’ordine (per rispondere a quel qualcuno). Tutto è filato liscio; tutto è andato per il meglio. Molta sportività da parte di tutti; qualche calcio inevitabile – erano in campo anche giocatori che con il pallone avevano poca dimestichezza – e subito tante scuse da parte dell’involontario colpevole. Una festa; sicuramente; e tanta amicizia. Con le squadre che alla fine hanno fraternizzato vicino ai tavoli della merenda che è andata avanti fino a tardi. Come a dire che; al di là di tanti bei paroloni sull’integrazione; basta poco; molto poco per fare amicizia e a reincontrarsi; magari il giorno dopo; per strada; con quelli che con una brutta terminologia chiamiamo extracomunitari; e salutarsi con un sorriso ed una stretta di mano come si fa tra vecchi amici. A proposito e per la cronaca: ha vinto l’Ecuador; una squadra vera; così come il Rigoroso (il padrone di casa) che ha ceduto soltanto ai rigori. Tutto molto bello; anche perché – forse – in questo processo di integrazione era giusto vincesse una formazione non italiana. Dovere di ospitalità.

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