Arrestati un cittadino albanese ed un cittadino bulgaro trovati in possesso di due pistole

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X.R., albanese trentaduenne, residente a Cuneo e D.D.A., sedicente, cittadino bulgaro ventottenne senza fissa dimora arrestati per violazione dell’art. 23/1 n. 2 della legge 110/1975 per l’illegale possesso di armi da sparo clandestine ed associati alla casa circondariale di Pavia.

La pattuglia della Polstrada alessandrina, sulla A/21 Torino – Piacenza, ha fermato un’auto e sottoposta a controllo l’autovettura Citroen C5 con targa italiana.
A bordo venivano identificati due soggetti, X.R., albanese trentaduenne, residente a Cuneo e D.D.A., cittadino bulgaro ventottenne senza fissa dimora.
Dal primo controllo, emergevano indizi tali da far ritenere che i due potessero celare qualcosa e comunque la loro presenza in quel luogo appariva ingiustificata. Durante il controllo, inoltre, venivano rilevati indizi di falsità in relazione ai documenti identificativi bulgari esibiti da D.D.A., che in effetti si rapportava con il X.R. in lingua albanese.
Si rendeva quindi necessaria la perquisizione del veicolo, da cui si rinveniva sotto il sedile anteriore destro un marsupio contenente due pistole semiautomatiche marca Tokarev TT33, Cal. 7,62, rifornite rispettivamente con caricatori con 6 e 7 munizioni ed un localizzatore GPS – GSM magnetico autoalimentato.
Gli accertamenti dattiloscopici portavano a rilevare a carico del sedicente D.D.A. svariati alias riconducibili ad identità albanesi gravate da indagini di polizia.
I due soggetti venivano pertanto dichiarati in arresto per violazione dell’art. 23 comma 1 n. 2della Legge 110/1975 per l’illegale possesso di n. 2 armi da fuoco clandestine.
A carico del sedicente D.D.A., emergeva, inoltre, il reato di cui all’art. 497 Bis C.P. per il possesso di documenti identificativi falsi.
Dell’attività svolta veniva avvisato il P.M. competente della Procura della Repubblica di Pavia che disponeva l’associazione degli arrestati alla casa circondariale di Pavia mentre le armi, il rilevatore satellitare, i documenti apocrifi e l’autovettura venivano sottoposti a sequestro.
Le misure precautelari venivano convalidate dal G.I.P. del Tribunale di Pavia, il quale, contestualmente, applicava la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di D.D.A..

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