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lunedì, Ottobre 25, 2021

Resoconto della seduta di riequilibrio di bilancio del Comune di Novi

. La discussione di questa sera (29 settembre 2014) sul riequilibrio di bilancio assume un significato di particolare importanza per almeno due ragioni. Vanno innanzitutto sottolineate l’entità e le ragioni della manovra che proponiamo al Consiglio Comunale. Vi è poi un altro motivo. Questa è infatti la prima occasione in cui fare il punto sul bilancio dell’Ente, da quando si è insediata la nuova amministrazione. Per questo, prima di entrare nel merito della manovra stessa, vale la pena fermarsi un istante, avviando una riflessione rispetto al quadro generale in cui ci troviamo. D’altronde una ricostruzione generale del nostro bilancio sarà utile per contestualizzare la manovra proposta e discuterne ragioni e significati.

Dal 2009 al 2013 il Comune di Novi ha ridotto la sua spesa complessiva di quasi 15 milioni di euro, passando da oltre 42 milioni di impegni a poco più di 27 milioni. Nello stesso periodo, il volume dei residui (che aveva raggiunto il picco di 41 milioni nel 2007) è passato da 35,5 milioni a poco più di 15, risultando sostanzialmente dimezzato. Il volume complessivo del debito, infine, è passato da 17 a 13 milioni. Da sole, queste poche cifre sono, a mio avviso, sufficienti per dare l’idea di quale sforzo sia stato fatto per tenere sotto controllo una situazione che, di fronte alla crisi, avrebbe potuto esplodere o sfuggire di mano se sottovalutata. Quanto concreto fosse questo rischio, ce lo raccontano le storie di tanti Comuni più o meno vicini. Io vorrei cogliere l’occasione di questa serata per ringraziare Roberto Moro, Ragioniere Capo del Comune, e il mio predecessore Germano Marubbi, per il lavoro che hanno fatto. Se oggi ereditiamo una situazione essenzialmente in ordine, lo dobbiamo innanzitutto a loro e all’amministrazione Robbiano.

Quel lavoro, però, non deve essere considerato come un dato acquisito una volta per tutte. Avere un bilancio che quadra nel suo equilibrio generale, non significa «navigare nell’oro» (se mi è concessa l’espressione colloquiale). I problemi e le sfide che abbiamo di fronte non sono meno consistenti di quelli affrontati in passato, non fosse altro che per la situazione economica del Nostro Paese e della Nostra Città. Per questo, nei prossimi anni, non sarà sufficiente una (pur doverosa) gestione attenta e tecnicamente corretta dei nostri conti. Servirà qualcosa di più. Tutti noi, il Sindaco, la Giunta, il Consiglio Comunale e i nostri rappresentanti negli enti di secondo grado e nelle società a partecipazione comunale, saremo chiamati ad assumere scelte politiche difficili e delicate.

Uno sguardo generale al bilancio delinea chiaramente qual è l’orizzonte entro cui ci muoviamo. Già oggi il bilancio del Comune si regge per l’80% sulle tasse che pagano direttamente (o indirettamente) al Comune i cittadini di Novi. Questa quota di copertura è destinata ad aumentare nei prossimi anni vista la scelta del Governo di rendere progressivamente marginale il meccanismo dei trasferimenti statali. Per questa ragione risultano ancor più chiare le nostre responsabilità di amministratori essendo messo in luce il legame diretto tra entrata e spesa.

Dall’altro lato, quello della spesa appunto, emerge con chiarezza una rigidità strutturale. Basta esaminare le voci principali del bilancio per capire quanto esigui rischiano di essere sul breve periodo i margini di decisione politica. Il Personale (7,5 milioni), i rifiuti (oltre 5 milioni), la gestione calore (1,4 milioni), il rimborso dei mutui (1,3 milioni), solo per citare le macro voci più importanti nel nostro bilancio, sono tutti ambiti su cui è possibile agire soltanto attraverso strategie di medio lungo periodo. Insomma, come suggerito dai numeri che citavo sopra rispetto alla riduzione delle spese tra 2009 e 2013, il «grasso» nelle spese comunali è stato quasi completamente tagliato. Se nei prossimi anni vorremo recuperare margini politici dovremo necessariamente operare razionalizzazioni importanti su settori strategici.

Diversamente dovremo rassegnarci ad avere bilanci che magari quadrano, ma restano rigidi di fronte alle eventuali emergenze o incapaci di fornire il giusto slancio ad una azione amministrativa incisiva. Già da questa sera noi cercheremo di andare in questa direzione: affrontare i problemi strutturali per recuperare margini di decisione politica.

Pur essendo un bilancio «tecnico», il preventivo 2014 si sta dimostrando uno strumento abbastanza efficace. Rispetto all’equilibrio generale non sono molti i problemi su cui è necessario intervenire.

Sul lato dell’entrata, ad oggi, le previsioni si sono dimostrate complessivamente attendibili. La prima rata di TASI e IMU, di gran lunga la nostra principale voce di entrata il cui pagamento si è concluso a fine luglio, ha prodotto il gettito sperato. Qualche preoccupazione in più desta invece il gettito IRPEF che potrebbe risentire del calo dei redditi dovuto alla crisi economica. Le dinamiche di flusso non ci consentono però di fare ad oggi stime attendibili sul punto (durante l’anno di competenza noi incassiamo soltanto un acconto dell’addizionale Irpef, peraltro con qualche mese di ritardo rispetto a quando viene versato allo stato). Allo stesso modo è ancora presto per aprire un ragionamento rispetto al gettito della TARI. Un calo consistente lo hanno invece avuto le entrate da contravvenzioni relative al codice della strada. In questa manovra riduciamo la previsione di quasi un quarto (-105 mila euro su circa 450 mila). Il calo è principalmente dovuto al nuovo meccanismo di pagamento che prevede uno sconto per chi salda entro i primi cinque giorni. L’incentivo ha reso più «certo» il gettito, ma lo ha fatto calare rispetto alla previsione di inizio anno costruita sullo «storico».

Sul lato della spesa sono due i problemi che abbiamo dovuto affrontare. Il primo riguarda il finanziamento del CIT. Sull’Azienda di trasporto erano presenti a inizio anno e permangono ancora diversi interrogativi legati all’effettiva quota di finanziamento regionale che riceveremo, ai tempi e agli esiti della gara per l’acquisizione del partner privato. In questa fase supportiamo il CIT con 120 mila euro. Il secondo problema riguarda il decreto 66/2014 con il quale il Governo ci ha tagliato 158 mila euro di stanziamento. Come vedremo tra poco, complessivamente riceviamo dal Governo 450 mila euro in più rispetto alle attese. Tuttavia il decreto 66 ci impone di tradurre i 158 mila euro di taglio in una riduzione di pari importo sulle nostre spese.

Il problema più grosso che dobbiamo affrontare con questa manovra è però di natura diversa. Non ha a che fare in senso stretto l’equilibrio generale del bilancio, la questione elementare di pareggiare entrate con uscite. Riguarda invece il patto di stabilità. Come certamente saprete, il «patto» è una legge, finalizzata al controllo del debito pubblico, con cui lo Stato ci impone di generare un surplus pari a circa il 10% del nostro bilancio da destinare alla riduzione del debito. Al fine di rispettare il patto, vale la pena ricordarlo, valgono due importanti eccezioni: da un lato non vengono conteggiate tra le uscite (e pesano quindi positivamente) le spese che il Comune sostiene per diminuire il proprio debito; dall’altro per le entrate e le uscite in conto capitale rileva la «cassa» (ciò che liquidamente entra ed esce nell’anno solare, a prescindere dall’anno contabile in cui è iscritto) e non la competenza. Di per se, l’obiettivo per il rispetto del patto 2014 non è dissimile rispetto a quello dei due anni precedenti: 2.465.000 euro contro i 2.515.000 del 2012 e i 2.543.000 del 2013. Gli anni scorsi però questo obiettivo era stato sensibilmente ridotto da una serie di interventi dello Stato (il cosiddetto sblocca debiti) e della Regione che si accollava parte delle nostre «quote patto». L’obiettivo reale era così sceso a 1.091.000 euro per il 2012 e addirittura a soli 65 mila euro per il 2013. Questi aiuti, nel 2014, sono venuti a mancare completamente. La Regione, dopo le elezioni, ha scelto di concentrare i suoi sforzi interamente sui piccoli Comuni che affrontano il patto per la prima volta quest’anno; lo Stato, a luglio, ha modificato l’interpretazione dello «sblocca pagamenti» 2014 in maniera tale da non poterlo più considerare come mero sconto sul patto. Ad agosto ci siamo così dovuti confrontare con una situazione radicalmente mutata, emergendo la necessità di dover traguardare per intero l’obiettivo del patto. Tenendo conto dei 950 mila euro già a bilancio per il rimborso dei mutui (quote capitale) e di uno spareggio di cassa di 450 mila euro circa delle spese in conto capitale, la cifra che ad oggi ci separa dal rispetto del patto è di circa 1.950 mila euro.

L’entità della manovra che vi presentiamo deriva da qui (il problema del patto cui vanno sommati i problemi descritti sopra). In queste settimane la Giunta, lavorando in un confronto assiduo con la Commissione Bilancio, ha fatto ogni sforzo per recuperare risorse e creare i presupposti contabili per il rispetto del patto.

Per colmare questo obiettivo siamo andati a cercare ogni possibile riduzione di spesa e aumento di entrata. Come avete visto dai numeri che vi sono stati inviati gli sforzi si sono rivolti in diverse direzioni. Abbiamo realizzato una riduzione complessiva di spese per circa 300 mila euro; abbiamo ricevuto un maggiore contributo da SRT per circa 350 mila euro (tra maggiore entrata e minore spesa, lo Stato complessivamente ci ha trasferito 450 mila euro in più rispetto alle previsioni. Infine, nel tentativo di recuperare risorse, abbiamo chiesto uno sforzo straordinario ad Acos, la principale azienda del «gruppo Comune». Con Acos abbiamo vagliato diverse ipotesi, che consentissero di aiutare il Comune nel rispetto del patto senza tuttavia mettere in difficoltà un’azienda la cui salute e operatività è comunque un patrimonio da tutelare. Alla fine abbiamo individuato la formula più efficace in una distribuzione anticipata e accresciuta dell’utile maturato durante il 2014, per un valore di 500 mila euro.

Anche considerando tutti questi spazi, la nostra distanza dal patto restava però vicina ai 600 mila euro. Un canale importante per il raggiungimento effettivo di questo obiettivo è rappresentato da due voci relative alle partite in conto capitale. Il primo riguarda il piano delle alienazioni che portiamo in votazione questa sera e rispetto al quale abbiamo cercato di dare un’importante accelerata. Chiediamo al Consiglio di aggiungere al Piano Alienazioni i seguenti immobili:

  • la casa di Via Cavallotti, di circa 600 mq con un giardino di 450 mq, da tempo inagibile;
  • 6 box auto, situati in via Rattazzi

Insieme a questi metteremo poi in vendita l’ex cento anziani di via Concordia, per un valore complessivo di 630 mila euro circa a base d’asta. Sempre al fine di rendere più efficace la nostra azione chiediamo al consiglio una modifica al regolamento alienazioni che consenta un ribasso d’asta del 25%. Lo scopo è quello di allineare i nostri prezzi alle esigenze del mercato, superando le rigidità palesate in passato.

Un altro aiuto importante al rispetto del patto può arrivare dalla Regione. In agosto abbiamo finalmente chiuso il rendiconto dei «contratti di quartiere», una serie di opere pubbliche recentemente concluse dal Comune per le quali attendiamo un rimborso di 688 mila euro. Si tratta di una entrata in conto capitale che, proprio per questo, pur essendo contabilizzata in anni passati avrebbe un effetto positivo sul patto se si verificasse liquidamente quest’anno.

Si tratta di due canali estremamente significativi che però scontano una fortissima aleatorietà. Intanto perché non dipendono interamente da elementi in nostro controllo, poi perché (essendo entrate in conto capitale) presuppongono l’effettivo pagamento entro l’anno solare. Noi faremo tutto quanto è in nostro potere per incassare queste poste. Tuttavia sarebbe stato assolutamente irresponsabile impostare la manovra su di esse.

È per questa ragione che, in assenza di ulteriori spazi, ci siamo risolti a proporre al Consiglio un aumento dell’addizionale irpef.

Attualmente il Comune, unico tra i centri zona della provincia, presenta un’aliquota scaglionata sulle diverse face: 0,55 – 0,62 – 0,65 – 0,77 – 0,80 oltre a una «no tax area» per i redditi sotto i 15.000 euro. Pur mantenendo la franchigia sotto i 15.000 euro, se alzassimo allo 0,8 le aliquote otterremo una previsione prudenziale di aumento di circa 560 mila euro, sufficiente a colmare la cifra che ancora ci manca. Siamo perfettamente consapevoli di quanto sconveniente sia chiedere ai nostri concittadini un’ulteriore sforzo nel contesto già difficile che ci troviamo a vivere. Sappiamo che pur rimanendo la tassazione più favorevole tra i centri zona della provincia, l’aumento sarebbe pesante per le famiglie.

Il dilemma che abbiamo di fronte è però il seguente: possiamo scegliere di non aumentare l’addizionale Irpef evitando così di pesare ulteriormente sulla città. Così facendo però esponiamo il Comune e l’intera nostra comunità al rischio concreto di non rispettare il patto. Viceversa possiamo chiedere oggi uno sforzo in più, sapendo quanto costa, creando però i presupposti per il rispetto del patto, per un consolidamento ulteriore dei conti comunali, ed evitando alla nostra comunità mali peggiori.

Noi abbiamo scelto questa secondo strada. È stata una decisione difficile, sofferta e sulla quale abbiamo riflettuto e discusso a lungo. Abbiamo però ritenuto che fosse la cosa giusta da fare. Il mancato rispetto del patto provocherebbe alla Città danni ben peggiori. Il Comune subirebbe il blocco delle assunzioni, vedendo così compromessa l’operatività in alcuni settori chiave per il prossimo periodo (penso in primis all’Urbanistica e ai Tributi che hanno recentemente visto pensionamenti importanti). Soprattutto però vedremmo un taglio dei trasferimenti statali pari alla quota di sforamento del patto. Il rischio concreto sarebbe quindi quello di dover aumentare l’addizionale tra qualche mese, questa volta però al fine di coprire un buco di bilancio verificatosi nel frattempo.

Questa è nella sostanza la manovra che vi proponiamo. Una manovra che contiene aspetti difficili, ma che, vale la pena sottolinearlo, sceglie comunque di non tagliare la spesa sociale. Una manovra che ci lascia tutti con l’amaro in bocca e che rappresenta un ottimo esempio degli effetti perversi che può avere il patto di stabilità per come è pensato oggi. Nel caso specifico infatti costringe un Comune, la cui situazione debitoria e sotto controllo, a immobilizzare quasi due milioni di risorse che richiederebbero invece di essere lasciate ai cittadini o investite in Città, nel tentativo di contrastare (anche solo in minima parte) l’attuale situazione di crisi.

Se sapremo darle il giusto seguito, però, questa manovra può contenere anche elementi positivi. Può rappresentare la base per un ulteriore consolidamento dei conti comunali. Può essere la base per impostare una politica di investimenti nel prossimo futuro. Può essere lo stimolo per un lavoro profondo di revisione della spesa su settori strategici (rifiuti, gestione calore, debito) che darebbe respiro ai nostri conti.

 

Simone Tedeschi

 

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