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mercoledì, Gennaio 19, 2022

Le parole del presidente degli Agronomi e dei Forestali sulla recente emergenza idrica

Nei giorni 10, 11, 12 ottobre scorsi, la manifestazione celebrativa itinerante dei vent’anni dall’alluvione del 1994, organizzata dalla Protezione Civile della Regione Piemonte, con la partecipazione dimostrativa estesa agli Ordini Professionali coinvolti (Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali e Ordine dei Geologi) è arrivata nella zona di Alessandria, una tra le più duramente colpite dall’evento alluvionale del novembre 1994.
Quasi come funesta coincidenza con le giornate di lavoro/esposizione, gli eventi piovosi di eccezionale portata che hanno duramente colpito la Liguria Centrale tra il 9 e il 10 ottobre si sono spostati lunedì 13 ottobre sulla zona meridionale della nostra provincia con altrettanta intensità.
Sono risultate particolarmente coinvolte le vallate appenniniche dello Scrivia, Borbera, Orba, Curone, con i loro affluenti e la città di Novi Ligure, con effetti che sono tristemente saliti alla ribalta delle cronache di questi giorni. Come accade di prassi in queste occasioni, si sono riversati sui mezzi di informazione commenti e critiche di ogni sorta, dettati prevalentemente dall’impatto emotivo e dalla drammaticità del momento.
«Oggi, mentre ancora si sta effettuando il computo dei danni e si sta cercando di ripristinare le principali infrastrutture per una parvenza di ritorno alla normalità – commenta Maurizio Zailo, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali della provincia di Alessandria – è difficile esprimere considerazioni che vadano oltre un partecipato messaggio di solidarietà alle popolazioni colpite da parte di una categoria di professionisti come quella dei Dottori Agronomi e Forestali che, per competenze e frequentazione diretta del territorio, può percepire appieno la reale portata di questi eventi sia nelle conseguenze che nelle cause dirette ed indirette. Il contributo offerto da sempre dalla nostra categoria si ricollega a quanto manifestato nelle giornate celebrative realizzate con la Protezione Civile e si concretizza in una piena disponibilità ad esercitare le nostre competenze nei campi a noi più consoni, vale a dire operare una gestione del territorio completa ed integrata che va dal rilievo alla progettazione, direzione lavori, collaudo e monitoraggio delle opere di difesa dal dissesto idrogeologico (opere di ingegneria naturalistica, briglie, palificate, ecc.) e delle infrastrutture di regimazione delle acque meteoriche (es. affossature, pulizia spondale, gestione delle aree golenali). La prevenzione per la difesa del territorio passa necessariamente attraverso la realizzazione e la successiva manutenzione di queste opere troppo spesso sottovalutate, capillari e di piccole-medie dimensioni che possono effettivamente proteggere i più vulnerabili territori a valle, penalizzati nei momenti critici dagli effetti più eclatanti delle alluvioni e degli smottamenti».
L’unico mezzo utilizzabile nell’immediato per far fronte a eventi come quelli vissuti in questi giorni è investire adeguate risorse nella prevenzione, attraverso la difesa e il controllo dei territori extraurbani, a destinazione d’uso agricolo, selvicolturale o naturalistico. «Non si può pensare di eliminare nel breve periodo le cause di fondo di quanto accaduto in questi giorni in Liguria e basso Piemonte – aggiunge Zailo – Le alluvioni di questi giorni sono il frutto del processo socioeconomico di flusso migratorio verso la pianura e le città della popolazione che ha fatto venir meno la presenza dell’uomo nelle aree marginali e più a rischio generando modificazioni nell’uso del suolo in troppi casi non lungimiranti, contestualmente alle variazioni climatiche, che hanno inficiato pesantemente le statistiche e gli studi sulle piene di ritorno, messi in discussione da un reiterarsi di precipitazioni con frequenza ed intensità inusuali, in grado di provocare
eventi calamitosi, anche se circoscritte a bacini imbriferi di superficie contenuta. È ormai opinione diffusa tra gli addetti ai lavori che dobbiamo prepararci a convivere con un regime pluviometrico nuovo per i nostri territori, fatto di piogge intense e concentrate, difficilmente smaltibili dalle attuali strutture idrografiche superficiali (affossature, alvei di rii, rogge, torrenti e fiumi) e sotterranee (collettori e fognature), a meno di riuscire a regimare a monte la massa d’acqua caduta attraverso opportune opere di manutenzione delle infrastrutture e difesa del territorio».
«Come professionisti operanti sul territorio (in particolare extraurbano), portatori di competenze tecniche, ma anche di valori culturali strettamente legati all’ambiente – conclude Zailo – ci sentiamo particolarmente responsabilizzati in tal senso. Riaffermiamo la nostra disponibilità totale a favore delle istituzioni e dei cittadini per favorire, come valore aggiunto del nostro lavoro quotidiano, una convinta condivisione di una cultura del territorio, da migliorare e da approfondire, perché non ci può essere un miglioramento della qualità della nostra vita senza un parallelo miglioramento della qualità del territorio nel suo complesso».

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