La lenta risalita della Juventus

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18 punti in 12 partite, 7° posto in classifica e qualificazione agli ottavi di Champions League quasi archiviata.
La stagione della Juventus è l’emblema di un mercato che ha rivoluzionato la rosa di Allegri e di una squadra ancora alla ricerca di una propria identità.
Dopo un avvio di stagione disastroso, il peggiore della storia bianconera, la squadra è andata pian piano crescendo ed è riuscita a trascurare alcuni dei propri limiti strutturali. Ma a regnare padrona è ancora la confusione: il gioco latita e la tenuta psicologica dei bianconeri risulta essere ancora insufficiente.
A questo proposito, Allegri ha dimostrato di avere le idee offuscate, protagonista di un masochismo tattico esagerato: dal 3-5-2 di base si è passati al 4-3-1-2, suo marchio di fabbrica, sino ad arrivare al 4-3-3. La presenza di Cuadrado, unico esterno di ruolo nella rosa, ha costretto spesso il tecnico livornese ad optare per soluzione tattiche nuove, impedendogli di cucire l’abito perfetto per la rosa a sua disposizione.
Anche la gestione di alcuni elementi della squadra è apparsa discutibile, come ad esempio lo scarso utilizzo di Zaza e Rugani, giovani promesse costrette spesso a guardare i compagni dalla panchina, oppure l’inesauribile fiducia nei confronti di Chiellini, irriconoscibile in questo primo scorcio di stagione.
È una Juventus completamente rigenerata: l’aggressività, la “fame di vittorie”, la disciplina tattica degli ultimi anni hanno lasciato spazio a una Juventus compassata, poco incisiva sotto porta e, a tratti, svuotata psicologicamente. Per mantenere lo scudetto a Torino e fronteggiare le prime della classe, serve di più.
La missione rimonta non è archiviabile alla categoria “imprese impossibili” ma è necessario dare una decisa svolta alla stagione: se son rose fioriranno…
Federico Martino