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giovedì, Ottobre 28, 2021

Il cibo non può essere trattato come una merce qualsiasi

 

La tendenza al contenimento degli sprechi è forse l’unico aspetto positivo della crisi

Coldiretti: “E’ necessario intervenire per una più attenta gestione e distribuzione

della produzione agricola ed alimentare per combattere la povertà e la fame”

Recuperare lo spreco alimentare e soprattutto prevenirlo con una certezza: il peso ambientale di ciò che viene sprecato dipende non solo dalla quantità, ma anche dal tipo di alimento.
Un terzo del cibo prodotto nel mondo viene “buttato” per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate che sarebbero ampiamente sufficienti a sfamare la popolazione che soffre di fame cronica.
E’ quanto afferma la Coldiretti che, nel commentare i dati della Fao sul fatto che in 10 anni è calato di 100 milioni il numero di persone che soffrono la fame, sottolinea che non è eticamente sostenibile la realtà che 805 milioni di persone (una su dieci) non abbiano ancora cibo sufficiente mentre gli sprechi alimentari hanno raggiunto le 670 milioni di tonnellate nei paesi industrializzati  e le  630 milioni di tonnellate in quelli in via di sviluppo.
“La politica e l’economia – affermano il Presidente e il Direttore della Coldiretti alessandrina Roberto Paravidino e Simone Moroni – hanno pensato che fosse possibile la globalizzazione senza globalizzare anche le regole fino ad arrivare a trattare il cibo come una merce qualsiasi. Il risultato contraddittorio è stato il diffondersi dell’obesità e dello spreco di cibo nei Paesi ricchi e il furto delle terre fertili, il cosiddetto land grabbing, 71 milioni di ettari dal 2000 ad oggi, e il dramma della fame in quelli poveri”.
La lotta alla fame si combatte anche intervenendo con una più attenta gestione e distribuzione della produzione agricola ed alimentare per combattere la povertà e la fame: “E’ necessario ora che i decisori politici ne tengano conto mettendo ai vertici della loro agenda la strategicità del cibo e promuovendo politiche che a livello globale definiscano una regia di regole per i beni comuni come il cibo, l’acqua e il suolo. – continuano Paravidino e Moroni – La tendenza al contenimento degli sprechi è forse l’unico aspetto positivo della crisi che ha determinato una maggiore attenzione degli italiani alla spesa, ma anche alla preparazione in cucina e alla riutilizzazione degli avanzi”.
Qualche soluzione, dunque, per contenere gli sprechi?
Il ritorno più frequente in tavola dei piatti del giorno dopo cucinati riscoprendo le ricette Made in Italy, che rappresentano un’ottima soluzione per salvare dal bidone frutta, verdura, pane, pasta, latticini e affettati avanzati.
“E’ importante sottolineare però che il crollo dell’economia non incide sul bisogno di sicurezza alimentare dei cittadini che continuano ad esprimere un forte interesse per le produzioni ad elevato contenuto salutistico, identitario e ambientale anche se esiste in realtà una polarizzazione nei comportamenti. – concludono Paravidino e Moroni – Chi ha disponibilità di reddito ed è un consumatore attento alla qualità e alla tipicità consolida i propri stili mentre chi si trova in difficoltà è spesso costretto a rinunciare”.
E’ bene ricordare che la qualità al giusto prezzo si trova nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica dove viene premiato un modello di spesa in grado di valorizzare il Made in Italy, garantendo sicurezza, qualità e rispetto dell’ambiente.

 

 

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