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sabato, Ottobre 16, 2021

Coldiretti:Tagliare la burocrazia aiuterebbe la ripresa economica del Paese


Dalla vigna alla bottiglia servono 70 pratiche: ecco il piano presentato da Coldiretti per “garantire salubrità dei prodotti senza uccidere i produttori”

Semplificare e tagliare la burocrazia nel settore vitivinicolo per dimezzare tempi e costi per le imprese.
Il piano anti burocrazia parte dal comparto del vino ma coinvolge tutti i settori del mondo agricolo.
“Adempimenti burocratici inutili tolgono all’attività di impresa vera 100 giorni l’anno e occorre toglierli di mezzo una volta per tutte. – affermano il presidente e il direttore della Coldiretti alessandrina Roberto Paravidino e Simone Moroni – Non vanno certo eliminati gli adempimenti che garantiscono la sicurezza alimentare ed ambientale che qualificano il nostro Made in Italy, ma non c’è dubbio che troppo spesso la burocrazia si inventa pratiche per giustificare se stessa”.
Coldiretti lancia l’allarme prendendo spunto “dal vigneto alla bottiglia”, dove è necessario adempiere a più di 70 pratiche che coinvolgono 20 diversi soggetti che richiedono almeno 100 giornate di lavoro per ogni impresa vitivinicola per soddisfare le 4000 pagine di normativa che regolamentano il settore.
Secondo Coldiretti è importante procedere verso un registro unico dei controlli ma è necessario modificare radicalmente l’approccio al sistema dei controlli nel settore vitivinicolo mettendo al centro e valorizzando l’autocontrollo aziendale che già oggi viene normalmente e scrupolosamente effettuato dalle aziende mentre è necessario effettuare i controlli partendo sempre da una analisi dei rischi.
Di fronte ad un carico amministrativo che causa oneri insostenibili per le imprese e ha provocato un calo della superficie vitata destinata a Doc e Docg, con una pericolosa spinta alla delocalizzazione, la Coldiretti propone un sistema dei controlli virtuoso a vantaggio dei consumatori e nel rispetto del lavoro dei produttori:
-sportello unico degli adempimenti attraverso il fascicolo aziendale, valorizzando l’autocontrollo dell’impresa;
-controlli a campione basati sull’analisi dei rischi ed estesi sul mercato al consumo;
-coordinamento del sistema sanzionatorio (Dlgs. 61; L.82; Dlgs. 260) e distinzione netta tra le irregolarità formali e sanabili (a cui estendere l’istituto della diffida) e i casi reali di frodi e sofisticazioni (con inasprimento delle sanzioni).
Il fascicolo aziendale deve diventare lo “strumento unico” dell’impresa vitivinicola che raccoglie tutte le informazioni previste dalle norme (comunicazioni, dichiarazioni, altre) e i dati aggiornati e certificati che sono messi a disposizione di chi ha titolo. Viene aggiornato mediante autocertificazione o richiesta di verifica preventiva dei dati immessi ed è quindi l’interfaccia unica tra il produttore, la Pubblica Amministrazione e gli altri soggetti coinvolti.
“Per sostenere le esportazioni che rappresentano la maggioranza del vino commercializzato occorre – continuano Paravidino e Moroni –  creare uno sportello unico per l’export dei vini che fornisca le informazioni  relative a tutti gli adempimenti e superare i vincoli che impediscono la vendita diretta di vino in ambito intracomunitario”.
A tutela delle Denominazioni di origine e delle Indicazioni geografiche la Coldiretti chiede:
-semplificazione degli adempimenti, garantendo la qualità e distintività del sistema produttivo nazionale e valorizzando la centralità del vigneto e del produttore nella filiera;
-unicità degli adempimenti per i produttori mediante il coordinamento fra le amministrazioni e i diversi soggetti coinvolti;
-mantenimento dell’attuale piramide qualitativa garantendo un’adeguata differenziazione tra Docg, Doc, Igt (rispetto ai  requisiti e al sistema di certificazione e controllo);
-garanzia della tracciabilità e rintracciabilità delle partite di vino;
– introduzione del principio dell’autocontrollo aziendale;
– autocontrollo aziendale delle analisi chimico-fisiche e analisi organolettiche su base volontaria;
– sistema di controlli a campione basati su analisi dei rischi e loro intensificazione in caso di “non conformità”;
– individuazione ad opera del soggetto di vigilanza pubblica (Icqrf) di un campione unico nazionale degli operatori controllati;
-struttura di controllo unica (per tutte le produzioni dell’impresa) e non per denominazione;
– libera scelta da parte dell’azienda della struttura di controllo;
– nuova classificazione delle “non conformità” distinte in: lievi, gravi ma soggette a diffida; gravi soggette a sanzioni;
– adozione di un sistema di controlli sul prodotto in commercio bene registro unico dei controlli ma non basta.
E per uscire dalla crisi?
“L’Italia potrà ritrovare una via sostenibile di sviluppo e competitività sui mercati locali e globali solo ripartendo dai territori, in primo luogo dal loro patrimonio ambientale e culturale, e dalla creatività delle sue piccole e medie imprese che insieme rendono distintivo il Made in Italy. – affermano Paravidino e Moroni – Una via che saprà reggere anche la competizione globale, contando sulla produzione e su flussi di merci speciali per bisogni speciali, percepiti dai consumatori sparsi in molti luoghi del mondo. Ma vi è anche un altro aspetto, forse più importante: l’agricoltura che rappresentiamo, fatta di dialogo diretto con la società attraverso la vendita diretta e di risposte concrete alle sue scelte di consumo sempre più consapevoli, che racconta che si può generare nuova economia e nuova occupazione arricchendo nel contempo la comunità, garantendo la nostra gente prima come cittadini e poi come consumatori. Per questi motivi è tempo di ripensare lo sviluppo in una logica di benessere secondo i principi di sostenibilità, etica del lavoro e coesione sociale”.

 

Fausta Dal Monte
Giornalista professionista dal 1994, amante dei viaggi. "La mia casa è il mondo"
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