Ilva: il caso arriva a Bruxelles

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Janez Potocnik, commissario UE all’Ambiente, ha intenzione di chiedere l’apertura di una procedura d’infrazione contro il nostro Paese

Di certo la situazione attuale ha ben poche soluzioni: continuare a inquinare o perdere 7000 posti di lavoro

La questione Ilva di Taranto arriva fino a Bruxelles e si aggiunge un altro problema ai molti che già incombono sulla sorte dell’impianto siderurgico e dei suoi lavoratori.
Sembra che Janez Potocnik, commissario Ue all’ambiente, sia intenzionato a chiedere l’apertura di una procedura d’infrazione contro il nostro Paese.
L’accusa è di non aver fatto il proprio dovere nel controllare che l’industria siderurgica facesse tutti i passi necessari per limitare le emissioni inquinanti.
In altre parole, si accusa la politica italiana, a vari livelli, di aver chiuso un occhio, se non due, per far sì che l’imprenditore Riva potesse trarre il massimo guadagno dalle sue industrie, andando a risparmiare sulle azioni per ridurre l’inquinamento, a scapito della salute e dei tanti decessi dei propri cittadini.
Ciò sottintende anche accuse di eventuali collusioni fra politica e industria, lo spettro, quindi, di scambi di favore.
Ma chi non ha fatto il suo lavoro all’interno dello Stato, chi non ha controllato, il Comune di Taranto, l’ASL, la Regione Puglia, il ministero dell’Ambiente? Chi pagherà, politicamente e forse giudiziariamente, per tutti gli errori commessi nel passato?
Viene da dire nessuno: probabilmente, tutte le parti politiche sono immischiate nel disastro di Taranto, e non stupisce, quindi, come le teste continuino a non saltare.
Per ora hanno pagato tutte le vittime dell’inquinamento, i lavoratori dell’Ilva e, bisogna ammettere, anche i Riva, che hanno conosciuto le manette. Di politici nei guai, per ora, neppure l’ombra.
Com’è possibile che una storia di vent’anni di disastri, di inquinamento, di morte, non veda ancor nessun amministratore sulla graticola?
Di certo, la situazione attuale ha ben poche soluzioni: fra continuare ad inquinare oppure perdere 7000 posti di lavoro, le mediazioni sembrano davvero ardue, e la tanto vociferata bonifica, sempre se possibile, avrà costi tutt’altro che irrisori.
Ancora una volta, in Italia la magistratura si è accollata l’onere di far emergere le situazioni più scomode, in un Paese dove si ha la tendenza a nascondere sempre la polvere sotto lo zerbino, a pensare al guadagno del singolo giorno senza neppure dare uno sguardo sul futuro.
Crediamo sia il momento, per tutti, di cambiare, di non pensare solo al nostro tornaconto personale, di non guardare solo al guadagno a fine giornata come se non ci fosse un domani.
Se così non fosse, uscire dalla crisi che ci attanaglia sarà ancora più dura. Le cartelle con le accuse all’Italia potrebbero approdare sul tavolo del collegio dei commissari già mercoledì prossimo, per essere ufficializzate giovedì 26.
Un intervento da parte del governo potrebbe forse riuscire ancora a convincere il commissario UE a posticipare l’apertura della procedura.
Se la proposta sarà approvata dalla Commissione, l’Italia rischia una lettera di messa in mora, alla quale il Bel Paese dovrà rispondere entro 60 giorni.
Successivamente, Bruxelles, nel caso in cui ritenesse che l’Italia continui a violare le norme comunitarie, potrebbe decidere di deferire il nostro Paese alla Corte di Giustizia dell’Unione.

Alice Porotto

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