Aral: un gioiellino nel settore dei rifiuti, verso una parziale privatizzazione

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Quando si parla di rifiuti ad Alessandria si pensa subito ad Amiu e al suo successore Amag Ambiente, che ne ha ereditato oneri (tanti) e onori (non molti). Tuttavia, esiste anche un’altra azienda nel settore a livello locale, che rappresenta una storia di successo dal punto di vista commerciale. Si tratta di Aral, società che si occupa nello specifico del trattamento dei rifiuti.

Guidata da Fulvio De Lucchi, l’azienda presenta da almeno due anni bilanci col segno positivo: nel 2015 l’utile ammontava a 37.000 euro, partendo da un dato lordo di 1 milione 700 mila euro (la cifra netta deriva dalla svalutazione dei crediti con Barclays e l’Organismo Straordinario Liquidazione), mentre per l’anno successivo si arriva a 440.000 euro (base di partenza sempre di 1 milione, poi filtrata sempre dalla svalutazione dei crediti).

Nel variegato scenario delle partecipate alessandrine, Aral rappresenta quindi un gioiellino, di cui l’attuale amministrazione comunale intende cedere una parte. È prevista, infatti, la cessione da parte del Comune del 51% delle quote aziendali ad Amag e del 42,5% a un partner industriale privato, che dovrebbe sostenere il piano industriale aziendale e partecipare all’imminente gara europea per l’assegnazione del servizio. Per le opposizioni l’operazione aprirebbe la strada a una futura completa privatizzazione di Aral, per l’amministrazione invece rappresenta un passaggio obbligato per rendere concreti futuri investimenti.

Tra i quali si annovera, per esempio, quello per l’innalzamento volumetrico di 3 metri della discarica Solero-Quattordio. Un intervento reso necessario dal fatto che, delle 8 vasche presenti, 5 sono già state coltivate, mentre le altre 3 hanno davanti a sé solo 3 anni di vita senza l’innalzamento. A causare il repentino riempimento della discarica (aperta nel 2012, sarebbe dovuta bastare per una decina d’anni) l’afflusso di rifiuti proveniente dalla Liguria, nello specifico da Genova.

Stefano Summa
@Stefano_Summa

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