David Garrett, bello e bravo

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Il violinista di fama mondiale ama l’Italia e, dopo Torino, tornerà nel bel Paese il 31 maggio a Milano e da settembre in varie città

Ha reso fruibile al grande pubblico la musica classica grazie alla contaminazione con il genere moderno

A 35 anni gode di fama mondiale. I fan lo acclamano e sul suo sito lo implorano di suonare nelle loro città. Un fenomeno globale che si è imposto per bravura e innovazione. David Garrett, un nome ed una garanzia di successo.
Parliamo del violinista che ha reso fDavidGarrett79753660ruibile al grande pubblico la musica classica grazie alla contaminazione con il genere moderno in trascrizioni orecchiabili ed eseguite con la maestria di un interprete consumato. Lo incontriamo a Torino, all’Auditorium Rai per i concerti che ha tenuto a marzo. Su google le pagine a lui dedicate sono migliaia, ma anche le immagini in cui è ritratto con il suo violino, lunghi capelli biondi, talvolta raccolti, croci al collo, anelli teschiati alle dita. Dal vivo, Garrett è statuario. Un metro e novanta di teutonica bellezza cesellato da raffinati caratteri ereditati dalla madre, ballerina classica americana. Dal padre eredita il rigore germanico. I genitori si accorgono subito del talento del figlio e a otto anni lo ritirano da scuola per fargli studiare il violino. A tredici anni firma il contratto con la Deutsche Grammophon Gesellschaft, prestigiosa orchestra tedesca. Iniziano le sue peregrinazioni in Europa: concerti e tanto studio. Dall’adolescente riservato che si esprime solo con la musica, sboccia un giovane attraente, dal carattere determinato. A diciannove anni decide di trasferirsi a New York per frequentare la Julliard School, decisione non condivisa dai genitori e, per mantenersi, fa l’indossatore. “Qualcuno – racconta – mi ha criticato per questa scelta ma era solo un modo veloce e non troppo impegnativo per guadagnare e mi ha permesso di continuare gli studi”. Vince il primo premio di composizione della scuola, intensificando questa attività che affianca all’esecuzione e trascrive pezzi dei Coldplay, di Michael Jackson, dei Nirvana. Ha una sua band. La sua musica trascina i giovani. Le ragazze (e le loro mamme) lo adorano. Gli amanti della musica classica dapprima lo criticano poi ne riconoscono la bravura. Il successo arriva anche grazie alla sua interpretazione di Niccolò Paganini in una pellicola in parte da lui stesso finanziata e di cui scrive la colonna sonora. Gli chiediamo se desidera tornare davanti alla cinepresa: “No -risponde decisamente – è stata un’esperienza interessante perchè mi ha permesso di ristudiare Paganini e di scoprirne la sua sorprendente abilità con il violino ma si è trattato di un exploit”. Con i suoi stivali in stile militare e i suoi jeans strappati sembra di parlare più con il batterista di un gruppo rock che con un raffinato musicista che ha dedicato la maggior parte della vita allo studio. Di questo giovane, colpisce, l’eleganza e la sensibilità. “Credo che la musica, come lo studio della filosofia – continua – servano ai ragazzi per rendere la mente più duttile ed infatti, insieme allo sport, andrebbero incoraggiate nelle scuole”. Sante parole a cui i governi dovrebbero dare ascolto. Gli chiediamo se ritiene che gli sia stata rubata l’infanzia con la scelta dei suoi genitori. “No – risponde – anche perchè è sempre stato un divertimento e poi perchè non mi pesava”. In altre interviste Garrett ha confessato di aver subito l’ambizione paterna ma, ha poi aggiunto che i suoi genitori sono stati lungimiranti nel coltivare il suo talento. Con il successo che riscontra in ogni progetto (i suoi album vendono, ma anche i gadget, le magliette, i braccialetti ecc), immaginiamo per lui un futuro ormai scontato e invece ci sorprende: “In realtà non so cosa farò tra dieci anni. La musica è parte integrante della mia vita ma continuerò a fare questo mestiere finchè mi piacerà”. Intuiamo dalle sue parole che non è sempre una vita dorata: due, tre ore di studio e di prove ogni giorno, viaggi, interviste, autografi. La sua notorietà è anche diffusa dal dialogo diretto con i suoi followers nella pagina Facebook (oltre un milione di iscritti), dal suo rapporto con i media, dal suo fascino intrigante e cosi’ lontano dal frac nero canonico a cui eravamo abituati.
Garrett, anche durante i concerti, sorride sempre e coinvolge il pubblico. Ama gli effetti speciali e sul palco si avverte il suo carisma. Ma è quando impugna il violino, uno Stradivari del settecento, che trasmette emozioni attraverso il linguaggio universale della musica. Anche i severi ascoltatori di Radio Rai che hanno ascoltato la sua interpretazione del concerto 77 per violino di Brahms hanno concordato che Garrett può permettersi di giocare con la sua immagine perchè innanzitutto è un grande musicista e con Paganini condivide non solo l’eccentricità.
Se vi siete persi i concerti a Torino e a Napoli, non vi preoccupate: Garrett loves Italy e ritornerà il 31 maggio a Milano in piazza Duomo per una serata gratuita e a settembre dal 2 al 6 in varie città. Per ulteriori informazioni consultate il sito: www.david-garret.com.

Sagida Syed

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