Stasera l’Italia-due contro l’Eire
per scoprire quanto vale il gruppo

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L’appuntamento è alle 21 su RaiUno e Sky, si gioca a Lille allo stadio ‘Pierre Mauroy’, 50.000 posti a sedere con 25 gradi di temperatura e il 68% di umidità. Il terreno di gioco è brutto, inutile girarci intorno. Il grande ‘flop’ di questo Europeo francese sono proprio i campi erbosi, dei quali si lamentano tutti, ma almeno non fanno differenze. Quelli sono e lì si gioca.
L’Italia di Antonio Conte è già qualificata agli ‘ottavi’ dove sa già che affronterà la Spagna, seconda nel suo girone dopo la sconfitta di ieri sera con la Croazia (2-1).
Ma l’argomento di questa sera è l’Eire, parola gaelica che indica la Repubblica d’Irlanda, capitale Dublino, paese a maggioranza cattolica che non fa parte del Regno Unito e del Commonwealth. Calcisticamente non è avversario di prima fascia per gli azzurri, che nei 13 precedenti hanno vinto 8 volte, pareggiato 3 e perso 2.
Ma questa sera Conte farà turn-over, cambiando 8-9 giocatori rispetto al solito: spazio a chi ha giocato meno e può dimostrare quanto vale, dopo aver lavorato e sostenuto la causa tifando per i compagni che giocavano. Il ct azzurro, prossimo allenatore del Chelsea, ha predicato umiltà, spiegando che “l’umiltà fa parte dell’intelligenza. Non dobbiamo mai dimenticarci da dove arriviamo, Sarebbe un errore da stolti. Dalle mie parti si dice ‘come ti alzano, così ti abbassano’. Per me non è una vigilia da camomilla, ci siamo qualificati per gli ottavi ma non conta nulla. Mi aspetto una gara fisica, noi giocheremo per vincerla anche perché se perderemo ci saranno rotture di scatole”.
Già, i soliti giornalisti rompiballe. Sempre colpa loro. Ma fanno il loro mestiere. Personalmente, se dovessi scegliere, preferirei battere la Spagna che l’Irlanda, così l’Italia andrebbe nei ‘quarti’. Ma è fantasia.
Quel che è certo è che questa squadra, allenata da Conte, gioca sempre per vincere.
Conte
è un martello, ti entra nella testa, ti fa lavorare come un mulo, ti trascina in campo. E fa risultati. Eppure c’era scetticismo, e un po’ c’è ancora. E se arrivasse in fondo?

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