Vaccini sì, vaccini no

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Il dibattito sull’obbligatorietà della vaccinazione per determinate malattie è spesso alimentato da credenze smentite da tempo, ma riabilitate dal flusso di informazioni di Internet, strumento eccezionale per diffondere conoscenza e, al tempo stesso, falsità. Un esempio plastico in questo senso è la diffusione della teoria sulla correlazione tra il vaccino trivalente (detto anche MPR, che sta per morbillo, parotite e rosolia) e autismo, promulgata per primo da Andrew Wakefield. Il medico britannico pubblicò nel 1998 su The Lancet uno studio in cui metteva in relazione la somministrazione del vaccino MPR all’emersione d’infezioni intestinali e disturbi dello spettro autistico. Inchieste giornalistiche rivelarono che Wakefield ricevette finanziamenti da parte di avvocati statali impegnati a raccogliere prove contro i produttori del vaccino, per un totale di 435.643 sterline (quasi 599.000 euro), da due anni prima la pubblicazione dell’articolo. Le intenzioni ben poco improntate alla correttezza scientifica di Wakefield gli procurarono la smentita ufficiale di The Lancet e l’espulsione dall’ordine medico. Quella teoria, non scientificamente provata, frutto di uno studio montato ad arte per potenziali profitti, è stata però riabilitata da una sentenza del Tribunale di Rimini (successivamente ribaltata in Corte d’Appello) ed è diventata un cavallo di battaglia di chi, anche in buona fede, dubita dell’effettiva efficacia dei vaccini.
Gli effetti sulle vaccinazioni e, di conseguenza, sulla salute pubblica si sono fatti sentire. La Società Italiana di Pediatria ha dichiarato che in Italia, nei primi mesi del 2014, i casi di morbillo sono aumentati (dai 700 casi nel 2013 ai 1047 casi nel 2014), anche per effetto di campagne di disinformazione che sfruttano il legittimo dubbio per promulgare tesi non scientifiche.

Stefano Summa

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