Infertilità di coppia: l’importanza della diagnosi del fattore maschile

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha, nel 2013, stabilito la definizione di “infertilità di coppia” classificandola come la mancanza di una gravidanza dopo 12 mesi di tentativi regolari e non protetti. Inaspettatamente, il fattore maschile è risultato responsabile del 30% circa dei casi di infertilità (dati del 2008, Italia, Istituto Superiore di Sanità).
Contrariamente a quanto comunemente creduto, lo sperma non mantiene le sue caratteristiche inalteratamente nel tempo. L’età, l’abitudine all’alcool, l’uso di sostanze farmacologiche, radiazioni elettromagnetiche, diete particolari, stress ossidativo, attività fisica (soprattutto ciclismo, corsa) possono causare una bassa qualità del liquido seminale e, quindi, una diminuita fertilità. Concomitantemente alle indagini per il fattore femminile (risultante da un vasto insieme di fattori ormonali e fisici) è sempre conveniente esaminare il fattore maschile, ancor più considerando il basso costo (in termini di risorse sia economiche che di tempo) rispetto alla controparte femminile. Sul liquido spermatico, il primo esame da effettuare è lo “spermiogramma”. Questo esame comprende la conta degli spermatozoi, l’analisi della loro morfologia e del loro movimento. Contemporaneamente è possibile svolgere altri esami volti a valutare la qualità ed il potenziale “fecondante” del liquido maschile. È possibile calcolare la vitalità degli spermatozoi (definibile come la quantità di spermatozoi vivi rispetto a quelli non vitali) e la qualità delle membrane che lo compongono (la struttura fisica dello spermatozoo è direttamente responsabile di una diminuita vitalità o di una non sufficiente motilità). Addizionalmente, al fine di stabilire quale modalità di fecondazione assistita sia più opportuna e per selezionare gli spermatozoi “migliori”, è possibile valutare i cambiamenti di stato/funzionalità dello spermatozoo con un ulteriore test, detto “di capacitazione”, attraverso il quale, in laboratorio, si simula ciò che succede nel corpo della donna al momento del contatto tra sperma e tessuti femminili. In aggiunta a ciò, è possibile, quando l’infertilità coinvolge come concausa il sistema immune (dopo frequenti infezioni, ad esempio), valutare la presenza di anticorpi anti-spermatozoo sia sul liquido spermatico che su siero. Per reperire maggiori informazioni sull’argomento sarà disponibile, a breve, una pagina sul sito internet del Laboratorio Santa Maria o, in alternativa, è già attualmente possibile contattare il laboratorio per ulteriori indicazioni e/o per lo svolgimento degli esami descritti.

Livio Bottiglieri,
M. D., POST-GRAND
Medico Chirurgo
specialista in Patologia Clinica

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