Una settimana fa se ne è andato Biagio Gandini, il decano dei giornalisti alessandrini

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Biagio Gandini 'barista' al lavoro dietro il bancone

Son passati sette giorni da quando sulle varie ‘chat’ dei nostri cellulari è circolata velocemente la notizia “E’ morto Biagio”, anche se qualcuno lo chiamava ‘Gino’.
Biagio Gandini, il decano dei giornalisti mandrogni, ovvero il più anziano, se ne è andato il 30 gennaio all’età di 82 anni (83 ad aprile). Tutti ricordano il suo grande amore per il calcio condito da saggia competenza, la sua inaffondabile juventinità, la sua sviscerata passione per i grigi, ovvero l’Alessandria, la squadra della sua città.

Personaggio simpatico e affabile, sempre disponibile, bravo a mettere a loro agio le persone che aveva davanti. Abilità sviluppata col mestiere del barista, che ha fatto per gran parte della vita, e che lo portava a dire di sè, in dialetto: “Me, fònda di cafè, am son crumpà la cà an sità e an muntagna. E i’ater i pàrlu” (trad. “Io, facendo dei caffè, mi sono comperato la casa in città e in montagna. E gli altri parlano”). Un modo orgogliosamente alessandrino di raccontarsi e di rivendicare quanto di buono fatto nella vita, nonché di sciorinare le sue profonde conoscenze del dialetto locale che conosceva a menadito.

Legatissimo alla famiglia, fu segnato un paio di anni fa, in maniera brutale, dalla morte prematura del figlio Gianni. E da allora la sua parabola di vita ha iniziato, lentamente, la curva discendente. Lo ricordo con affetto, Biagio, perché era un uomo sincero, vero, solidamente legato a valori di vita importanti.
E le modalità del ricordo sono due: una legata al calcio, l’altra al dialetto alessandrino.
La prima è l’immagine di lui in sala stampa al ‘Moccagatta’, col telefonino acceso per la diretta radiofonica, che procede imperterrito verso il personaggio da intervistare incurante di ciò che succede intorno, parlando a voce alta. Lo faceva, spiegava, “per arrivare prima a dare la notizia” e “per farsi sentire”.

La seconda modalità del ricordo, invece, è reale, fisica. E consiste in due agendine con la copertina rossa, targate ‘Il Piccolo’, relative agli anni 19992000, tutte in dialetto.
Solo i nomi dei santi sono in italiano, tutto il resto è in vernacolo: un proverbio al giorno, una ricetta al mese, il dizionario nelle ultime pagine. Un piccolo tesoro di sapienza popolare che immancabilmente Biagio esternava e collocava, qua e là, nei discorsi. Una cosa che conservo gelosamente e che ogni tanto guardo. Per imparare. Ciao Biagio.

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