Tre rose nere: una storia d’integrazione ancor prima che di sport

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Una storia d’integrazione e di riscatto personale ancor prima che di sport, nello specifico di rugby, che ha portato il nome di Casale Monferrato nelle cronache nazionali e internazionali, per motivi meno drammatici rispetto a quelli della vicenda Eternit. È quella del Tre Rose Rugby, club locale guidato da Paolo Pensa, diventato noto per aver accolto tra le proprie fila numerosi richiedenti asilo stanziati in zona. Un’iniziativa dai significati che oltrepassano quelli meramente sportivi, un tentativo concreto di convivenza tra etnie diverse, diventato poi oggetto di un documentario a cura di Walter Zollino, Tre Rose Nere #2“Tre rose nere”. Il cortometraggio, evoluzione naturale di un precedente fotoservizio realizzato dallo stesso Zollino, ha saputo cogliere l’interesse di “Repubblica”, che ha deciso di diffonderlo sulla propria piattaforma video nello scorso giugno. Inoltre, esso ha ricevuto il pubblico apprezzamento da parte della Commissione mondiale del rifugiato presso le Nazioni Unite. Ha voluto conoscere da vicino questo progetto anche un giocatore della Nazionale, l’italo-congolese Maxime Mbandà, il quale ha voluto donare nuove casacche azzurre a sostituire quelle utilizzate in passato del Tre Rose.

Stefano Summa
@Stefano_Summa

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