Le divertenti ‘prove generali’ del corso di recitazione di Massimo Bagliani,
in vista del saggio finale del 5 giugno

0
783
Massimo Bagliani con l'occhio del gufo, simbolo del suo 5° corso di recitazione

Un altro mercoledì sera al Cinema Teatro Kristalli, giorno di chiusura. Sono matto? No. Non guardo i manifesti esposti fuori, ma entro a ‘curiosare’ una serata di prove del corso di recitazione di Massimo Bagliani, il quinto della serie. Ci sono tutti, questa volta, perché è una prova generale, in vista del saggio finale del 5 giugno. Quando ci sarà Il Pubblico.
Guardando dalla platea c’è un gufo bianco nell’angolo sinistro del palco, appollaiato su un tavolino nero, messo lì dall‘attor nostro a portar fortuna, visto che proprio il rapace con un super-occhio è il logo scelto dal Bagliani per caratterizzare questo corso.
C’è grande fermento fra gli aspiranti attori: cominciano a ‘sentire’ la pressione in vista dello spettacolo. In questa serata si provano anche i costumi, e come al solito le femmine sono molto più curate e più agghindate dei maschi, tutti un po’ più ‘scialli’.

Lo staff è sempre lo stesso: Massimo Bagliani che fa da direttore e regista, sua moglie Isabella Cazzola coordina e assiste, oltre ad insegnare la storia del teatro, la ballerina Martina Pasino cura le coreografie, insegna a ballare sul palco ‘tutti a tempo’.
Come vi raccontai la volta scorsa (il pezzo lo trovate ancora on-line su questo sito) il corso di quest’anno è più impegnativo e più qualitativo, è salito di livello. E visto tutto d’un fiato promette grandi cose. E grande divertimento. Perché già nei balletti di apertura dello spettacolo c’è una simpatica ‘goffaggine’ che scioglie la tensione e ‘chiama’ la risata.

Da lì in poi il programma prevede una quindicina di uscite teatrali, fra gruppi, duetti e monologhi, legati mirabilmente dal Bagliani che fa da ‘filo rosso’ e presenta da par suo il susseguirsi delle scene, che spaziano dai classici dell’amato Shakespeare alla poesia di Leopardi, passando per testi vari fra il comico e l’assurdo, da Karl Valentine ad Harold Pinter, da Achille Campanile a Friedrich Schiller, da Noel Coward a Henry Becque.

Nel pezzo di marzo, su questo corso di recitazione, vi lasciai in sospeso con alcuni concetti sui quali Bagliani insiste per far entrare il mestiere nella testa dei suoi allievi: ricordate?  Sul palco bisogna sentire le “vibrazioni” del momento, della sala, degli attori, ma non bisogna “mai stare comodi”, adagiati sulle situazioni, ma pronti, all’erta, reattivi, sempre attenti a fare le pause, pensando “UN!”, il magico mantra che Massimo ricorda spesso per non mangiare le parole e dare il tempo a chi è in sala di recepire il senso di ciò che si recita. Perché il pubblico va catturato lì, nella “pancia”, dove nascono le emozioni, stando sempre attenti alla propria “posizione” sul palco; gli spettatori devono sentire ciò che viene detto e vedere le facce e gli atteggiamenti degli attori, tenendo sempre presente che “se tu vedi, ti vedono”. Lo spiega bene Bagliani, certificando che se uno vede la sala, la sala lo vede. Ma per riuscire bene il saggio del prossimo 5 giugno ha bisogno anche di un’altra cosa: lo “studio del copione”, sul quale gli aspiranti attori dovranno impegnarsi ancora un po’ per memorizzare ciò che devono recitare. Fra meno di un mese ci siamo…

 

Print Friendly, PDF & Email