L’importanza dei libri
e i danni dell’ignoranza

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Pubblichiamo una interessante e divertente lettera inviataci da Claudio Braggio, scritta a margine del convegno sulla “Democrazia” organizzato in città lo scorso giovedì 2 febbraio dall’associazione Arcipelago, nel quale lo stesso Braggio è stato relatore insieme al prof. Massimo Cacciari e ad altri.
“La prima, immediata, emotiva reazione è di chiedere che sia rubricata come reato penale grave l’uso della grammatica come arma impropria, che risulta esser tale nella bocca e negli scritti dell’ondata emergente di ignoranti. A scatenare l’indignazione sono due notizie decisamente tragiche per gli effetti nefasti che stanno già producendo: il 60% degli Italiani non legge e inoltre, i fatti sono connessi, gli studenti non conoscono la lingua madre. La perdita di lettori nel mercato dei libri non è affatto una questione legata allo sviluppo industriale. Il patrimonio perso va ben oltre le questioni di carattere economico, trattandosi della creazione di un vuoto culturale destinato a trasformarsi in catastrofe socialeIl paragone non è azzardato, ma ha le stesse caratteristiche del depauperamento del territorio con parallela incuria nel settore sicurezza, quella combinazione che al verificarsi di situazioni pericolose, naturali o provocate che siano, distrugge cose o addirittura uccide persone e animali.
Gli sciocchi forse sorrideranno, ma gli ignoranti che non leggono libri e che sbagliano le coniugazioni dei verbi (il congiuntivo è da sempre loro mortale nemico) non debbono ispirare tolleranza o mal riposta simpatia. Lettura e scrittura sono frutto di sano esercizio: saper leggere permette di affrontare tanto un romanzo quanto un testo tecnico o scientifico; saper scrivere permette di divulgare le proprie idee; saper fare bene tutte e due le cose permette di affinare le competenze linguistiche, quindi di allargare la base di apprendimento necessaria per professionalizzare il sapere sviluppando il talento. Altra strada non c’è.
Il mondo delle immagini, che siano televisive o catturate nella rete, non ha una vera capacità sostitutiva in tema di conoscenza e analisi della realtà, delle cose concrete, della scientificità.
Condivido pienamente il timore manifestato da oltre 600 docenti in merito all’incapacità di moltissimi studenti, perché se non leggono e non sanno scrivere difficilmente sapranno esprimersi verbalmente.
Sono tutte cose pericolose, anche nella vita quotidiana, quando si tratta di spiegare con parole semplice, efficaci e corrette quale sia un problema oppure una necessità ovvero un’emergenza.
L’ignoranza genera soprattutto fraintendimenti, incomprensioni, corruzione, truffe, intolleranza, eccetera, eccetera.
L’ignoranza produce distorsioni nella mentalità, quel complesso fatto di atteggiamento, valori, convinzioni di una popolazione capace di svolgere un ruolo dominante nel comportamento e nel progresso dell’umanità. Con tutto ciò qualcuno potrebbe pensare che io ritenga gli ignoranti in tutto ovvero in parte responsabili delle crisi economica, del mal funzionamento delle istituzioni, della violenza e degli atti criminosi che funestano la società contemporanea. Confermo che è proprio così.
Si tratta di un male sociale, anzi di una vera e propria piaga da estirpare in modo puntuale e preciso, cominciando col dotare il sistema scolastico di strumenti adeguati e di una riforma formulata in modo logico. 
Siamo al disastro, come ha notato fra gli altri il professor Massimo Cacciari, perché si è sminuito il valore di materie fondamentali come storia, geografia, filosofia, senza dimenticare la lingua italiana e quindi il latino.
Sono questi i pilastri necessari per la costruzione delle mappe mentali, per l’affinamento del corretto ragionare, strumenti indispensabili per poter accedere a qualunque altra materia scientifica, matematica in primo luogo. La parola, quando espressa in modo corretto in tutti i confronti civili, permette di condividere pensieri e dispensare i doni più diversi a chi ascolta, che uscirà da arricchito da tale esperienza.
Gli ignoranti possono soltanto brillare per assenza, non soltanto mentale, e per questo ritengo sia bene che chiunque non appartenga a questa orda selvaggia individui almeno un loro adepto e gli dica di smettere. Per il bene comune”. 
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