I seguaci della techno: Raver & Clubber

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Pianeta Terra; luogo imprecisato; passato imprecisato:

i nostri antenati; abbigliati in abiti sgargianti per l’ occasione; erano euforici e trasudavano energia; avevano assunto la pozione ed ora la luce del fuoco attorno al quale si stringevano sembrava sempre più luminosa; i tamburi risuonavano un ritmo sincopato ed incalzante; lo sciamano fece il suo ingresso trionfale e la cerimonia ebbe inizio …

Pianeta Terra; anni ’80; Detroit:

l’ attesa era finita; le luci stroboscopiche si fecero da parte per lasciar posto ad un raggio di neon rosso puntato dritto verso la consolle: gli occhi di tutto il locale erano puntati in quella direzione; e mentre le casse inibivano l’ assorbimento di serotonina; il dj fece il suo esordio nella postazione accompagnato da un boato della folla…

Fin dalla notte dei tempi l’ uomo ha avuto la necessità di trovare una valvola di sfogo alla vita quotidiana: danzare fino allo stremo delle forze è il metodo più elementare di uscire dalla realtà ordinaria per poi rientrarvi in maniera migliore; più rilassata.

La grande differenza tra la performance tribale ed il suo derivato moderno è la riprovazione sociale: il pregiudizio che sia un divertimento deviato ed il timore che i balli sfrenati degenerino in anarchia.

La gente si è sempre riunita per ballare; ma l’ avvento della scena techno partorì un esercito di seguaci la cui empatia è paragonabile solo a quella del vastissimo movimento hippy.

Dai club di Detroit la techno si diffonde soprattutto nel Nord Europa e Manchester viene incoronata regina dei rave: nel 1987 viene inaugurata la “Seconda Summer of Love”.

In breve tempo i club non riescono più a contenere i tarantolati ballerini; così la scena si trasferisce nelle aree industriali; presso fabbriche in disuso: riqualificando quest’ ultime da luogo di lavoro a sede del divertimento; liberandole da un’ immaginaria aura negativa e innescando riflessioni sul concetto di TAZ (Temporary Autonomous Zone); punto cardine del movimento rave.

In breve tempo l’ opinione pubblica spinse le autorità a contrastare il crescente movimento che; pur essendo molto pacifico; sconfina nell’ illegale con occupazioni di proprietà privata; disturbo della quiete pubblica e diffusione di droga; soprattutto ecstasy.

I rave vengono dichiarati illegali in quasi tutta Europa; ma come un incontenibile tsunami ipercinetico il movimento non si arresta; ma si spezza in mille flutti infilandosi attraverso gli anfratti del Mondo: i raver più estremi si sono spinti con le loro carovane verso l’ Europa dell’ Est: Romania; Ungheria e Ucraina sono le mete più gettonate; mentre le nuove generazioni di guerrieri techno ha preferito convergere nel clubbing; in un paradossale ritorno al passato.

Il clubbing si può considerare la versione istituzionalizzata del rave: le discoteche tornano a essere luogo di culto; mentre i festival autorizzati; come le Love Parade di Berlino o Zurigo; hanno sostituito i giganteschi ma illegali free party inglesi di fine anni 80.

Il popolo della techno ricalca gli itinerari delle sottoculture del passato rivisitandole in chiave moderna; un misticismo hi-tech che spazia dall’ ex roccaforte hippy di Ibiza ai full moon party di Koh Phangan (Thailandia); passando per la psichedelica Goa (India) o per la sempre fertile Olanda (Rotterdam batte Amsterdam in questa scena).

È possibile quindi inserire discoteche o raduni; lontani dal punto di vista geografico; nell’ elenco dei locali d’ affezione: è una mappa in continua evoluzione in cui i concetti di tempo e spazio sono soltanto dettagli.

Una cultura estremamente vivace; capace di adattarsi ai cambiamenti della società per mantenere intatta la propria identità festaiola e liberatrice; e raccogliendo consensi a livello globale: un movimento molto lontano dal tramonto proprio come un rave estivo.

Nicholas Capra

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