Cittadini non si nasce; si diventa

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Tempo fa; su le pagine de La Stampa; sotto lo stesso titolo di questo articolo; era apparso un pezzo a firma di Michael Walzer; uno studioso d’oltre oceano di Scienze sociali; nel quale l’autore sosteneva l’inderogabile necessità; per mantenere in piedi un sistema democratico; di addestrare i cittadini ad essere tali. Si potrebbe dire che questa sia in definitiva una considerazione più aggiornata di quanto già sosteneva Lord Beveridge; quando nel 1942; incaricato da Winston Churchill di redigere un Piano sociale (il Welfare State) per risollevare le sorti dell’Inghilterra piegata dalla guerra; diceva che l’ignoranza è “una cattiva erbaccia che i dittatori possono coltivare tra i gonzi; ma che nessuna democrazia può permettersi di far crescere tra i suoi cittadini”. Principi come “potere” (il governo); “legge” (parlamento e magistratura) e “libertà” (i rapporti tra gli individui e tra individuo e Stato); senza una sia pur minima conoscenza delle cose; rimarrebbero appunto parole vuote di significato con il risultato di favorire pericolose derive (degenerazioni sistemiche). Tra una società dispotica dove vi è legge e potere senza libertà e una società anarchica dove vi è legge e libertà senza potere; è infatti molto meglio vivere in una società democratica; dove la contemporanea presenza della legge; del potere e della libertà pone l’individuo al riparo dalla prepotenza (il dispotismo) e dal disordine (l’anarchia). Una società democratica; secondo quanto ci ha insegnato Rousseau (Il contratto sociale – 1762); si fonda però sulla volontà generale che legittima “dal basso” la sovranità dello Stato. Una volontà generale all’interno della quale il singolo; per contrastare l’egoismo individualista insito nella natura dell’uomo; si riscatta diventando cittadino. Ed è qui il punto che caratterizza ogni società. Ovvero una società è più o meno evoluta; più o meno aperta; in funzione della preparazione (la cultura civica) dei suoi cittadini; tanto da poter dire che i governanti altro non sono che lo specchio dei governati.

Gian Battista Cassulo

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