Albanesi d Italia: le comunit Arbareshe

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Sparse per il sud Italia; principalmente in Calabria ma anche in Sicilia; vi sono circa 40 centri abitati da persone di origine albanese; che ancora oggi mantengono alcune tradizioni e parlano un particolare dialetto; l’ “arabeshe” derivato dalla variante “tosko” dell’ albanese.

Gli albanesi iniziarono ad arrivare in Italia attorno al1400; inseguito all’ invasione Ottomana nei Balcani; e continuarono ad arrivare a flussi più o meno regolari per i successivi due secoli; in seguito a recenti eventi bellici si può parlare di un’ ulteriore ondata d’immigrati; che spesso però risalgono verso il nord Italia o il centro Europa.

-Io l’ italiano non lo parlavo; l’ho imparato quando mi sono trasferito qua negli anni Sessanta- mi racconta Antonio; che sulla Carta d’ Identità alla voce luogo di nascita ha stampato “Spezzano Albanese”; provincia di Cosenza; i suoi genitori erano artigiani tessili; una specialità della zona; ma le fabbriche del Nord chiamavano così Antonio partì; e per lui fu come trasferirsi all’ estero.

Con piacere e nostalgia Antonio mi racconta alcune tradizioni del suo paese come la “Corsa dei Cavalli” ; una sorta di evoluzione della giostra medievale; o i caratteristici falò di San Giuseppe; con i fuochi che illuminano vie e contrade del centro storico.

Un altro aspetto importante di queste comunità è la religione: con il passare del tempo molti sono stati assimilati dal Cattolicesimo; ma il credo principalmente professato dai migranti era legato alla tradizione Ortodossa; diffusa nei Balcani.

Quando gli Arabeshe s’ incontrano per la strada si salutano dicendo “gyaku yne i shprishur” tradotto in “il sangue nostro sparso” consapevoli di appartenere all’ etnia con la storia più antica e sofferta d’ Europa; una diaspora che induce a mantenere le tradizioni anche a dispetto di una Patria mancata.

Nicholas Capra

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