HAITI. Riflettori quasi spenti

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E’ passato pi di un mese dal terremoto di magnitudo 7.3 della scala Richter che ha colpito il 12 gennaio l’isola di Haiti; e sui media nazionali la notizia scivolata nel pressoch totale silenzio; come sempre succede in nome della stretta attualit. Riteniamo giusto riaprire una finestra sul tragico evento e aggiornarvi in diretta dal mondo reale. I bilanci L’appello lanciato da AGIRE in collaborazione con il Ministero degli Esteri ha raccolto fino ad oggi oltre 11 milioni di euro. I bilanci ufficiali comunicano cifre terribili; difficilmente immaginabili; le vittime sarebbero 217.00 ma con probabilit si raggiunger la cifra di 300.000; 250.000 le case crollate; e un milione e mezzo di persone che vivono nelle tende innalzate con mezzi di fortuna in ogni spazio libero della capitale Port-au-Prince. Il Presidente di Haiti; Rene Preval; ha detto che il bisogno pi urgente per alloggi di emergenza. Gli operatori umanitari avvertono che le condizioni di vita nei campi; che spesso non hanno bagni n fonti di acqua potabile; potrebbero provocare epidemie nella stagione delle piogge; che comincia a marzo. Nel frattempo continuano i lavori delle organizzazioni di AGIRE impegnate nei programmi di prima emergenza ad Haiti. Sono circa 450 gli operatori umanitari – fra essi ci sono 22 italiani – delle 9 organizzazioni di AGIRE (Actionaid; CESVI; CISP; COOPI; GVC; Intersos; Save the Children; Terre des Hommes e VIS); operative nelle zone colpite dal terremoto. Oltre all’allestimento di campi e rifugi per gli sfollati; vengono quotidianamente distribuiti beni di prima necessit; cibo; acqua. Sono molti; inoltre; gli interventi sanitari; concentrati soprattutto nella zona di Les Cayes. Dopo scrupolose analisi dei bisogni e riunioni di coordinamento con le Nazioni Unite e le altre organizzazioni presenti sul terreno; le ONG di AGIRE cominciano a pianificare gli interventi di medio e lungo periodo e a pensare ai programmi di ricostruzione.

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