Grondona: arrestato 68enne ritenuto responsabile di numerosi incendi boschivi.

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I Carabinieri del Comando Provinciale di Alessandria, congiuntamente ai colleghi del Gruppo Forestale, hanno tratto in arresto, al termine di una complessa attività di indagine, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Alessandria, M. F., nato ad Oliena (NU), di 68 anni, residente a  Grondona (AL).

Le indagini sono state avviate a seguito di una serie di incendi, alcuni dei quali boschivi, che hanno interessato anche dei frutteti, così configurando le ipotesi aggravate sanzionate dall’art. 423 bis del Codice Penale. I numerosi episodi di abbruciamento e appiccamento si erano verificati nei mesi di luglio e agosto dello scorso anno. Ben 23 gli incendi “censiti”, che avevano interessato in particolar modo il territorio del Novese, da Borghetto Borbera a Vignole Borbera, da Arquata Scrivia a Serravalle Scrivia, fino a lambire una vasta area adibita a frutteto di Pozzolo Formigaro e Litta Parodi, frazione di Bosco Marengo.

I militari delle locali Stazioni Carabinieri Forestali, considerata la vicinanza temporale e geografica dei diversi episodi, perlopiù incendi di sterpaglie e qualche incendio boschivo, hanno così iniziato a vagliare l’ipotesi che una tale costanza e sistematicità, lasciava ad intendere come dietro agli eventi incendiari in questione potesse esservi la mano di un’unica persona.

Da uno studio storico dei registri che i Carabinieri Forestali tengono in caserma, hanno inoltre appreso che, anche se da un anno non vi erano più stati abbruciamenti di quel tipo, nei precedenti nove anni si erano registrati una serie di fenomeni analoghi nei Comuni di Grondona, Arquata Scrivia, frazione Varinella, Località Chittandrino, Vignole Borbera. Per tale motivo, oltre ad acquisire presso i Vigili del Fuoco di Novi Ligure copia del registro delle segnalazioni delle loro uscite, per potere avere un quadro completo degli interventi di spegnimento, procedevano alla successiva georeferenziazione, nonché all’effettuazione di rilievi accurati in occasione dei successivi episodi verificatisi, a seguire dei primi, nel mese di agosto. Tale attività di acquisizione dati e successiva analisi degli stessi consentiva di individuare delle costanti nella scelta degli obiettivi e nel percorso seguito da chi o coloro che avevano appiccato il fuoco. La ricerca e l’attenta visione e valutazione anche dei filmati tratti dai sistemi di videosorveglianza, hanno in ultimo consentito agli investigatori di avere un quadro d’insieme di sicuro interesse, caratterizzato, in particolare, dalla presenza ricorrente di un’autovettura modello Panda di colore blu, la cui targa è risultata essere proprio quella in uso al pastore di origini sarde. A quel punto, una meticolosa attività d’indagine, condotta anche mediante ausili tecnici, unitamente ai Carabinieri di Arquata Scrivia e dell’Aliquota Operativa di Novi Ligure, ha consentito di ricostruire un articolato e ponderoso quadro di responsabilità a carico dell’uomo, poi condiviso pienamente dall’Autorità Giudiziaria, che ha ritenuto di emanare a carico dell’ultrasessantenne, peraltro già responsabile in passato di reati contro il patrimonio, lesioni personali, delitti relativi alla detenzione illegale di armi e altri gravi reati contro la persona, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita nel tardo pomeriggio di ieri dai militari operanti.

Gli incendi, pur se in alcuni casi limitati alle sterpaglie, hanno talvolta interessato vere e proprie aree boschive, con il rischio si propagassero anche nelle vicine aree abitate. In un episodio, che ha interessato il sottopasso ferroviario di Serravalle Scrivia, Via Nuova Vignole, le fiamme avevano addirittura interessato la sede ferroviaria, compromettendo, se non tempestivamente spente, la tratta ferroviaria Milano-Genova. Gli altri incendi attribuiti alla mano dell’uomo si sono verificati nell’arco temporale tra il 26 luglio 2017 e il 24 agosto 2017.

Emblematica è stata la condotta relativa all’abbruciamento di sterpaglie in ben 5 punti di entrambi i lati di una strada a Vignole Borbera a fine luglio 2017. L’autovettura dell’uomo, proprio in orario compatibile con le segnalazioni alla Sala Operativa dei Vigili del Fuoco, è stata ripresa più volte mentre percorreva entrambi i sensi di marcia. La zona non era abitualmente frequentata dall’uomo e tale circostanza si è dimostrata particolarmente indicativa riguardo all’accertamento delle sue responsabilità.

Altro episodio che aveva molto colpito la comunità era stato quello dell’incendio di un frutteto, molto esteso, circa mezzo ettaro, verificatosi a fine agosto 2017, incendio aggravato ai sensi dell’art. 423 bis, sulla strada provinciale 35 bis. Gli inquirenti hanno ricostruito come quel giorno fossero stati appiccati almeno altri due incendi: a Vignole Borbera (località cimitero) e a Serravalle Scrivia (altezza sottopasso ferroviario), oltre ad un altro ancora, successivo rispetto a quello di Pozzolo Formigaro, che interessò nella stessa giornata un’area della frazione Litta Parodi di Bosco Marengo.

Giova ricordare come per incendio boschivo debba intendersi qualsiasi abbruciamento incontrollato con suscettività ad espandersi ad area boscata, un reato punito molto severamente dalla legge, con la reclusione da 4 a 10 anni, di cui si risponde addirittura anche per l’ipotesi colposa (ovvero per negligenza, imprudenza e imperizia).

Sempre dalle indagini svolte si è infine accertato che l’uomo avesse posto in essere tale condotta per un fine meramente antisociale, ossia per vendicarsi di un’attività di polizia interforze, effettuata proprio a fine luglio 2017 dai Carabinieri del Nas di Alessandria e dai Carabinieri delle locali Stazioni territoriali e forestali. Dalle indagini sembra infatti che il motivo del gesto non fosse legato ad una patologia specifica, nota tecnicamente come “piromania”, ma ad una vera e propria condotta criminale di tipo “comunicativo”: lo scopo dell’uomo, infatti, potrebbe essere stato quello intimidatorio e ritorsivo nei confronti dell’autorità precostituita, “responsabile” del sequestro del terreno, avvenuto proprio a fine luglio, che il pastore aveva ricevuto in comodato d’uso dalla curia locale. Un duro colpo, questo, per lui, che ivi praticava l’attività di pastorizia e di allevamento di bovini, utilizzando come ricovero per gli animali e come laboratorio per la produzione di formaggi dei ruderi ivi adiacenti che, essendo sottoposti a vincolo paesaggistico per il D. Lgs. 42/2004, non avrebbero potuto essere destinati ad alcun uso, tanto meno ad uno che ne comprometteva l’integrità. In quell’occasione gli operanti avevano notato all’interno dell’ovile abbruciamenti lungo la scarpata verso la valle dietro l’ovile, tipico di uno smaltimento abituale di rifiuti tramite combustione degli stessi (vietato dalla legge).

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