Carabinieri: “Operazione Helvetia “

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Nella giornata di ieri, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Acqui Terme, a conclusione dell’attività d’indagine denominata “HELVETIA” hanno tratto in arresto 4 persone: Natale CARUSO, Maurizio SCERBO, Daniele CARNEVALE, Petronel DOBOS, in esecuzione dell’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere emessa dal GIP di Torino su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia dello stesso capoluogo piemontese. I 4 sono accusati: CARUSO, di estorsione, aggravata con il metodo mafioso; tutti e 4, di furto aggravato in concorso.

Le indagini sono state avviate nel mese di febbraio dello scorso anno, a seguito del rinvenimento, da parte di un noto imprenditore acquese, sul portone della propria azienda di quattro fori di proiettile cal. 6.35 e, quasi contestualmente, della ricezione di una telefonata da parte di un anonimo interlocutore che, con tono perentorio e intimidatorio, gli “ordinava” di prepararsi a pagare una somma di denaro.

Un paio di mesi dopo, a fine maggio 2016, il medesimo portone veniva dato alle fiamme durante la notte.

A seguito dell’incendio, l’imprenditore, che sin dai primi eventi accaduti nel mese di febbraio si era rivolto ai Carabinieri presentando formale denuncia, riferiva ai militari di aver notato come in entrambi i casi, qualche giorno dopo i fatti, si era presentato da lui, con una scusa, tale CARUSO Natale, noto pregiudicato di Acqui Terme, proponendosi fin da subito di “vedere e sistemare la cosa”.

Le indagini dei Carabinieri si indirizzavano quindi nei confronti del predetto CARUSO, nei cui confronti veniva attivato un articolato monitoraggio, che nel tempo consentiva di osservare come questi, nel corso dei mesi successivi, si incontrava ripetutamente con l’imprenditore al quale raccontava delle sue asserite personali “indagini” volte a comprendere l’origine degli eventi e poi delle asserite “trattative” intraprese, sempre a suo dire, per “risolvere” il problema. Nella circostanza, spiegava all’imprenditore che i due fatti accaduti erano opera di un importante clan ‘ndranghetista che pretendeva il pagamento di una sorta di pizzo, ingenerando così nell’imprenditore l’idea che un potente clan “mafioso” lo avesse preso di mira. Nel contempo, faceva altresì intendere che egli, grazie al suo “spessore criminale” e le sue capacità, era tuttavia riuscito a convincere il clan a lasciar perdere l’imprenditore e a non “infastidirlo” più. Per tale “intervento” però, CARUSO chiedeva, per il “disturbo”, la somma di euro 5000.

Il costante monitoraggio delle conversazioni e dei movimenti di CARUSO, però, erano apparse particolarmente interessanti in quanto questi, titolare di un negozio di Acqui Terme, per diverse notti, assieme ad altre persone successivamente rivelatesi suoi complici, era solito recarsi in diverse città della Lombardia e del Piemonte e girovagare apparentemente senza una meta precisa. Gli approfondimenti investigativi consentivano di appurare come, in realtà, la “combriccola”, di cui venivano in breve identificati tutti i componenti (SCERBO, DOBOS E CARNEVALE), si recava in giro non in modo casuale ma con lo scopo preciso di individuare possibili obiettivi di azioni delittuose, in particolare tabaccherie e bancomat delle due regioni, rivelando così come CARUSO e i suoi compari fossero dediti anche alla commissione di furti. In effetti, tra il mese di settembre e quello di ottobre 2016, la banda risultava aver effettivamente “colpito” e in più circostanze: il 19 settembre ai danni di una tabaccheria di Torino Corso Traiano dove erano state asportate numerose stecche di sigarette e denaro contante; il 23 settembre i quattro tentavano di colpire il bancomat dell’ospedale di Pinerolo ma, nonostante fossero riusciti ad aprirlo, non portavano a casa il bottino poiché disturbati dall’arrivo di terze persone, perdendo sul posto anche gli “attrezzi del mestiere”; il 6 ottobre, infine, in un Bar di Torino Via Breglio, dove venivano asportate due slot machines e denaro contante.

Il modus operandi della banda risultava sempre il medesimo, con l’impiego di cannelli e piedi di porco per aprire le saracinesche. Tuttavia i cannelli per poter funzionare necessitavano di bombole di ossigeno, particolarmente costose. Ecco perché, il 21 settembre ed il 2 ottobre, la banda si approvvigionava rubandole, unitamente ad attrezzi utili a scassinare gli ingressi, in una nota ferramenta acquese dove, peraltro, gli stessi CARUSO e SCERBO, in diverse circostanze, avevano acquistato il necessario per commettere altri furti (schiuma poliuretanica).

Dopo diversi sopralluoghi, CARUSO SCERBO e CARNEVALE Daniele, questa volta insieme a CARNEVALE Antonio (quindi senza il DOBOS) tentavano di colpire il bancomat di Rho, venendo, come ricorderete, arrestati in flagranza, venendo tra l’altro trovati in possesso dell’intera merce rubata nella ferramenta acquese.

Le informative dei Carabinieri di Acqui, le cui tesi investigative venivano pienamente recepite dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino (competente in virtù dell’ipotesi di reato estorsivo aggravato dal metodo mafioso), determinavano l’emissione, da parte del GIP di Torino, dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere ieri eseguita. Mentre SCERBO si trovava ancora presso la Casa Circondariale di Milano a seguito del colpo di fine ottobre, CARNEVALE e CARUSO erano ai domiciliari mentre DOBOS, non incriminato per quell’ultimo colpo, era libero.

Le contestuali perquisizioni effettuate, permettevano inoltre di rinvenire e sequestrare, nella disponibilità di SCERBO e di CARUSO, attrezzi da scasso di ogni genere, tra i quali bombole e cannelli nonché, nel negozio di CARUSO, di tre pistole giocattolo tutte prive del tappo rosso .

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