Riforma PAC e agricoltura

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Il 2015 sarà un anno all’insegna delle novità per il mondo agricolo italiano, a fronte della nuova riforma PAC che cambierà le regole di assegnazione dei contributi agli imprenditori del settore. Con la nuova riforma però, come emerso durante l’incontro di presentazione organizzato dalla Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) presso la Camera di Commercio di Alessandria, si è persa l’occasione di dare una svolta significativa al comparto agricolo, colpito da una crisi che sta mettendo in ginocchio sempre più imprese.
”Mentre in molti parlano di un ritorno all’agricoltura da parte dei giovani, tutte le aziende lamentano scarsi margini di guadagno per vicende atmosferiche o politiche, come l’embargo russo”, ci spiega al riguardo Lodovico Actis Perinetto, Presidente regionale della Cia. “Televisioni e giornali spesso danno informazioni contraddittorie rispetto alla realtà dei fatti, presentando l’agricoltura come un qualcosa di bucolico, senza conoscerne però le innumerevoli problematiche”, ha proseguito Actis. “È vero che gli istituti agrari hanno registrato un boom di iscritti, ma i giovani sono più interessati a lavorare nell’indotto, come ad esempio nelle aziende di trasformazione, piuttosto che ad aprire un’azienda agricola. Sulla nuova PAC non siamo molto contenti, noi avremmo voluto partire dai bisogni delle aziende agricole piemontesi, che però non sempre combaciano con la visione di Bruxelles. Con questa riforma si pensa più al paesaggio agricolo, secondo le nuove norme sul ‘greening’, che alla produttività. L’agricoltura deve soddisfare, in termini di ritorno economico e di fabbisogno alimentare, le esigenze di milioni di persone.”
“Stanno scomparendo inoltre i nessi tra il Made in Italy e i prodotti degli agricoltori”, ha concluso il Presidente, “se fino a 10 anni fa l’Italia era autosufficiente dal punto di vista alimentare, ora si importano sempre più prodotti. È il caso del mais, indispensabile per ottenere latte e carne di qualità, che viene importato per il 50% dall’estero quando quello italiano è tutto OGM free”.

Marcello Rossi

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