Sabato 13 aprile, 103° giorno
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La storica visita di papa Giovanni Paolo II alla Sinagoga di Roma, nel 1986

FRASE DEL GIORNOCon la crescita zero il Paese invecchia. Tra un po’ avremo un pensionato a carico di ogni disoccupato. (Altan)

SANTI DEL GIORNO – San Martino I (Papa e Martire), San Caradoco (Eremita nel Galles), San Marice, San Marzio (Abate in Alvernia), San Sabas Reyes Salazar (Martire Messicano), Sant’Orso di Ravenna (Vescovo), Sant’Albertino da Montone (Abate),  Sant’Ermenegildo (Martire), Santi Carpo, Papilo, Agatonica e compagni (Martiri).

EVENTI DEL GIORNO – Nel 1361 Galeazzo II Visconti fondò l’Università di Pavia.
Nel 1870 venne fondato il Metropolitan Museum Art di New York.
Nel 1970 esplose un serbatoio di ossigeno a bordo dell’Apollo 13 e ne impedì l’allunaggio.
Nel 1986 Giovanni Paolo II visitò il Tempio Maggiore di Roma: fu la prima volta nella storia di un papa dentro una sinagoga.
Nel 1990 in Urss, in linea con la Perestrojka, Michail Gorbaciov ammise la verità sul massacro di Katyn’ (1943): 21.857 cittadini polacchi uccisi dalla polizia segreta sovietica.

NATI FAMOSI – Antonio Meucci (1808-1889), Italia, inventore. Inventò il telefono ma fu vittima di uno degli “scippi” più clamorosi della storia, di cui, seppur con un ritardo di oltre un secolo, gli è stata resa giustizia. Nel 1849, nel corso di esperimenti di elettroterapia, Meucci scoprì la trasmissione della voce per via elettrica e diede al sistema il nome di “telegrafo parlante”, ribattezzato ‘telettrofono’. Depositato il caveat (brevetto provvisorio) col titolo “Sound Telegraph” nel 1871, per ristrettezze economiche non riuscì a rinnovarlo nel 1874. Ciò spalancò la strada all’ingegnere scozzese Alexander Graham Bell che nel 1876 ottenne il brevetto del telegrafo elettrico, noto come il primo telefono della storia.
Samuel Beckett (1906-1989), Irlanda, scrittore. Drammaturgo e poeta tra i più originali della prima metà del ‘900, è il maggior esponente del cosiddetto ‘Teatro dell’assurdo’. Dopo gli studi si trasferì a Parigi (1932), sua seconda patria. Qui strinse amicizia con il connazionale e grande romanziere James Joyce che influenzò la prima parte della sua produzione. Dagli anni ’50 prese le distanze da lui, negando il senso compiuto alla realtà e trasportando questa illogicità nell’incomunicabilità e nella staticità dei suoi personaggi.  Questo universo dell’assurdo si realizzò nel teatro (‘Aspettando Godot’, ‘Finale di partita’, ‘Giorni felici’), che gli valsero nel ’69 il Nobel per la Letteratura.

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