Sciopero generale: grande risonanza, basso consenso

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Una manifestazione vivace ma non molto partecipata.  Si potrebbe riassumere così lo sciopero generale indetto dai sindacati confederali CGIL, CISL e UIL con la presenza delle loro rappresentanze nei settori del pubblico impiego (Funzione Pubblica, Atm, Aspal e Costruire Insieme) e del privato (Cementir, Michelin, Solvay, Turismo, Commercio e Servizi, Lavoratori Legno Edili e Affini, Roquette e concessionaria Negro Volkswagen). Tra i politici si sono fatti vedere Ciro Fiorentino della Federazione della Sinistra e Angelo Malerba del Movimento 5 Stelle.

Al punto d’incontro, fissato per le 8 alla rotonda di Via Marengo, si sono presentate centinaia di persone, per arrivare in seguito a circa 500-600 adesioni. Serpeggiava tra i lavoratori il fastidio per quelli che hanno deciso di scioperare ma di non “venire qua”. L’aiuola nel mezzo della rondò è stata riempita di vari striscioni polemici nei confronti dell’amministrazione comunale o di un datore di lavoro (per esempio, Negro e Cementir), oltre a quelli appartenenti alle varie sigle sindacali. Sono stati consegnati anche volantini che illustravano le ragioni della protesta.

Il traffico è stato bloccato inizialmente solo alla rotatoria (sia verso che dalla tangenziale e da Spinetta Marengo), poi poco più distante da essa, in direzione Spinetta. I clacson hanno cominciato presto a suonare e si è verificato anche un battibecco tra un autista e un lavoratore. L’arrivo di una vettura con a bordo una partoriente ha reso necessario la rottura del blocco e il ritorno della regolare circolazione stradale.

Alle 9.30 si è deciso di far partire il corteo in direzione piazza della Libertà, passando per via Marengo e via Dante. Durante la marcia, dipendenti e rappresentanti sindacali hanno voluto intervenire al microfono del camioncino apripista del corteo.

Un rappresentante della RSU della Cementir ha tenuto ad avvertire il direttore generale De Gennaro e il responsabile risorse umane Franceschini di “mantenere la promessa” di tenere aperto lo stabilimento di Arquata Scrivia per due anni, promessa violata dall’annuncio di chiusura fatto una settimana fa alla Confindustria di Roma. “Giovedì 27 parleremo della questione, che riguarda tra stabilimento e indotto 400 famiglie, con il Presidente della Provincia, Paolo Filippi”, ha detto il rappresentante della RSU.

Silvana Tiberti (CGIL) si è scagliata contro i “talebani dei licenziamenti” e ha ringraziato chi ha difeso “un’idea di servizi pubblici della città”. Inoltre, ella ha chiesto al Prefetto, Romilda Tafuri, di non essere solo l’interprete delle norme ma anche la portavoce a Roma dell’emergenza sociale nella quale versa Alessandria.

Maura Settimo (UIL) si è rivolta al Sindaco, Rita Rossa, affermando che “pubblico e privato si sono uniti per gridare che Alessandria non deve morire”.

Un dipendente della concessionaria Negro, legata al marchio Volkswagen, ha raccontato di un’azienda “che andava bene” ma che è stata “chiusa nel giro di otto mesi” in faccia ai lavoratori. “Vogliamo i soldi, vogliamo lo stipendio di maggio! Negro, vieni a vederci in mezzo alla strada, ci siamo per colpa tua!”, l’urlo di dolore del dipendente.

Anche le partecipate hanno avuto il loro momento di attenzione nel corso della marcia, “accompagnata” da alcuni commercianti che hanno abbassato le serrande dei propri esercizi per solidarietà con la protesta.

Stefano Bianco (RSA Aspal) ha ricordato i “sei mesi di mobilitazione” che hanno portato alla liquidazione dell’azienda e alla firma della cassa integrazione in deroga per i settantasei dipendenti “da febbraio 2014”. La colpa per lui “è del Sindaco, che ha rinunciato a fare politica e che si consegnata ai tecnici, in particolare all’assessore Ferraris, responsabile della situazione”. “Sono state portate alla rovina famiglie da una giunta incompetente, inadeguata e in malafede, la prima in Italia a dichiarare il dissesto e a licenziare i dipendenti pubblici”, ha detto infine Bianco.

Anche rappresentanti di Atm e Costruire Insieme hanno voluto esprimere il loro disagio, nel primo caso per il piano industriale “farlocco” e per i contratti di solidarietà “che non garantiscono un futuro” a 50 “esuberi”, nel secondo caso per le cuoche lasciate a casa e che “non esistono più”.

Alle 11, il corteo è arrivato alle porte di Palazzo Rosso, presidiato da un cordone della Polizia e da un capannello di dipendenti e simpatizzanti dello Sportello per gli Stranieri. I manifestanti hanno tentato di entrare nel cortile ma il cancello d’ingresso non è stato loro aperto.

Prima dell’intervento conclusivo di Silvana Tiberti, ha preso la parola un dipendente del campo di atletica, che ha allargato l’area delle responsabilità per la situazione attuale all’opposizione di centrodestra, chiedendo al Prefetto di “cacciare” Fabbio e gli altri esponenti dell’ex maggioranza e all’ex sindaco e a Lorenzo Repetto (ex group chef di Amag) “dove hanno messo i soldi”.

La manifestazione si è chiusa con l’annuncio, sempre da parte della Tiberti, di un incontro in Prefettura previsto per le 17.00.

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