“Rice to love”, documentario denuncia tra concorrenza sleale e sfruttamento proiettato martedì prossimo ad Alessandria

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Cresce il numero delle aziende agricole condotte da donne, 25mila in Piemonte, tassello fondamentale di un’agricoltura in grado di coniugare sfida con il mercato e rispetto per l’ambiente e tutela del vero Made in Italy.

Ma cosa succede invece alle donne che vivono in quelle parti del mondo dove si parla spesso di “condizione femminile” per denunciare situazioni pericolose ai limiti dell’immaginazione?

Da qui l’idea di Donne Impresa Alessandria di inserire nel calendario degli appuntamenti delMarzo Donna organizzati dalla Città di Alessandria -Assessorato alle Pari Opportunità eConsulta Pari Opportunità un incontro con la proiezione di Rice to Love che si terrà martedì 26 marzo a partire dalle ore 17.30 nella sede della Camera di Commercio di Alessandria, Sala Castellani.

Una progettualità pensata e voluta da Coldiretti Piemonte che ha trovato nell’abilità e nel coraggio del regista Stefano Rogliatti la capacità di realizzare un filmato unico nel suo genere che denuncia la realtà dei Paesi che fanno concorrenza sleale al nostro riso italiano.

Durante il viaggio, svolto nel mese di luglio 2018, con oltre 10 ore di girato, il regista ha documentato, in modo anche rischioso, la verità di quei luoghi e della situazione generata alle popolazioni dalle multinazionali e dai governi. Attraverso le testimonianze dei protagonisti, emerge il mondo della risicoltura in Birmania dove il riso è il comune denominatore che gioca un ruolo fondamentale sia come risorsa alimentare sia come merce di scambio. Un percorso che si snoda mostrando un connubio tra gli aspetti etici, politici e sociali in un territorio dove gli interessi nazionali e stranieri si intrecciano pericolosamente creando diseguaglianze e soprusi.

Soprusi e sfruttamento che toccano punte impensabili soprattutto se si analizza il mondo femminile e la condizione della donna in quei luoghi.

“In Europa le importazioni di riso dalla Birmania, dal 2016 al 2018, sono aumentate oltre l’800 percento. Si tratta, però, di un riso che proviene da soprusi, violenze e sofferenze generate da interessi politici ed economici delle multinazionali – afferma  Mauro Bianco Presidente di Coldiretti Alessandria -.  Da qui il desiderio di indagare e scoprire cosa stia avvenendo veramente in Birmania. Serve scardinare un sistema pressoché medievale di commercializzazione dove regnano le speculazioni degli industriali. Le stesse lobby, gli stessi grandi marchi del riso che continuano a rifiutare progetti di filiera che, invece, consentirebbero di programmare le semine e la giusta remunerazione del lavoro dei nostri risicoltori”.

“Dopo la reintroduzione dei dazi sul riso lavorato e semilavorato decisa con l’adozione della clausola di salvaguardia, significa che, se al termine del monitoraggio europeo delle condizioni sociali cambogiane sarà confermata la rimozione delle preferenze EBA, i dazi torneranno anche sul riso non lavorato. – ha aggiunto Roberto Rampazzo Direttore Coldiretti Alessandria – Oltre a fare concorrenza sleale ai produttori italiani, sulla Birmania pesa l’accusa di violazione dei diritti umani ed addirittura di “genocidio intenzionale” peri i crimini commessi contro la minoranza musulmana dei Rohingya. Una situazione che mette a rischio il primato nazionale in Europa dove l’Italia è il primo produttore di riso con 1,40 milioni di tonnellate su un territorio coltivato da circa 4mila aziende di 219.300 ettari, che copre circa il 50 % dell’intera produzione Ue con una gamma varietale del tutto unica”.

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