Nel 2018 in Piemonte la cassa integrazione cala del 18% rispetto al 2017, in Italia del 37,6%, Alessandria -25,1%

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NEL 2018, IN PIEMONTE LA CASSA INTEGRAZIONE E’ SCESA DEL 18% RISPETTO AL 2017, IN ITALIA DEL 37,6%. TORINO E’ STATA LA PROVINCIA PIU’ CASSAINTEGRATA D’ITALIA, IL PIEMONTE LA SECONDA REGIONE

Come evidenziano i dati del Servizio politiche attive e passive del lavoro della UIL Nazionale, nel 2018, in Italia, sono state chieste 217.711.091 ore di cassa integrazione, con una diminuzione del 37,6% sull’anno precedente. In Piemonte la richiesta è stata di 28.647.114, in discesa del 18% (+2% ordinaria, -27,3% straordinaria, -96,1% deroga).

Nel periodo considerato, la media mensile dei lavoratori piemontesi tutelati è stata di 14.043, con una riduzione di 3.075 unità rispetto al 2017.

Il Piemonte si è collocato al 2° posto per numero di ore di cassa integrazione richieste, preceduto dalla Lombardia.

DATI PROVINCIALI

L’andamento delle ore nelle province piemontesi, nel confronto tra 2018 e 2017, è stato il seguente: Verbania +86,1%, Cuneo +60,2%, Torino -13,9%, Alessandria -25,1%, Asti -45,4%, Vercelli -47,5%, Novara -56,9%, Biella -65,4%.

Torino, con 17.469.002 ore, è stata, anche per il 2018, la provincia più cassaintegrata d’Italia.

SETTORI PRODUTTIVI

Nella nostra regione, le variazioni percentuali della cassa integrazione per settori produttivi, nel confronto tra 2018 e 2017, sono state: Industria -15,1%, Edilizia -14,2%, Artigianato -99,2%, Commercio -52,9%, per un totale di -18%.

DICHIARA IL SEGRETARIO GENERALE UIL PIEMONTE GIANNI CORTESE:

“Il rapporto sulla cassa integrazione, relativo al bilancio annuale del 2018, fa emergere in Piemonte un calo di ore rispetto all’anno precedente, ma di gran lunga più limitato rispetto al dato nazionale (Piemonte -18%, Italia -37,6%). Torino mantiene il non invidiabile primato di provincia più cassaintegrata d’Italia per la undicesima volta dall’esplosione della crisi del 2008, mentre il Piemonte riconferma la seconda posizione tra le regioni. Bisogna, inoltre, considerare che alle ore di cassa integrazione bisogna aggiungere i dati del FIS (Fondo Integrazione Salariale), operativo dal 2016, che ha sostituito la cassa integrazione in deroga e le richieste di prestazioni inoltrate ai Fondi di Solidarietà Bilaterali. Bisogna anche considerare la costante crescita delle domande di Naspi, relative alle indennità di disoccupazione, che, per il periodo gennaio-novembre 2018, sono state quasi 1,9 milioni. Non è dato sapere quante di queste domande riguardino procedure di licenziamento a seguito della fine del periodo della cassa integrazione e quante, invece, siano la conseguenza di contratti a termine scaduti e non rinnovati. Noi siamo convinti che per creare nuovi posti servano più risorse per gli investimenti pubblici e una riduzione della pressione fiscale per i lavoratori dipendenti e i pensionati, volta a favorire la ripresa dei consumi interni.”

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