Mamme da legare…Le udienze

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La maternità ci mette davanti a grandi sfide, si sa, ma tra queste ci sono vere e proprie imprese, una delle quali sono senza ombra di dubbio i colloqui con gli insegnanti.

L’orario prefissato è alle 16,15, ma i genitori girano come avvoltoi attorno alla scuola già mezz’ora prima.

Le prime risse scoppiano nell’androne, prima dell’apertura: gente che reclama il primo posto, altri che si difendono dicendo che con la loro bassezza sono stati inglobati dalla folla e non visti, alcuni che urlano che comunque sono davanti loro, il tutto davanti ad imbarazzatissimi bambini, che, loro sì, sanno fare la fila e aspettare il proprio turno.

Quando da dietro la vetrata anni ‘70 si intravede l’ombra della bidella pronta ad aprire, si respira una tensione che forse può capire solo Valentino Rossi un secondo prima che spengano i semafori: le mamme chiudono le borse e se le mettono a tracolla, i papà gonfiano i bicipiti per mettere quanta più distanza tra sé e il nemico, i nonni si fanno il segno della croce.

Partiti! L’imbuto della porta è un severissimo selezionatore: i più deboli restano indietro, i galanti vengono sopraffatti dai burberi, gli incerti non hanno scampo. Alla prima curva già si contano i caduti, c’è chi finge di controllare in borsa per allargare i gomiti, qualcuno che cerca la traiettoria interna e finisce miseramente contro il pilastro traditore, altri che scattano in ubriacanti zigzag che sembra di vedere Alberto Tomba ai tempi d’oro, qualcuno addirittura tenta il tutto per tutto chiamando l’ascensore premendo e ripremendo il bottone nemmeno stesse suonando il citofono del pronto soccorso dopo un infarto.

I superstiti arrivano davanti all’aula preposta e ogni volta si compie il mistero: persone (tante!!!) già in fila, gente che non scalpitava tra folla, persone che non sono affannate e arruffate per la lotta appena passata, non si capisce proprio da dove arrivino, tanto che si pensa che la Materializzazione esista davvero.

Comunque, appurato di essere il milionesimo in fila, ci si mette tranquilli, pensando che il peggio sia passato e che a quel punto il rischio maggiore sia di morire di noia durante l’interminabile attesa o di essere intercettati da quella mamma che parla sempre, ma non dice mai nulla di interessante (e nemmeno di sensato).

E invece no! Puntuale come le tasse arriva lei, la mamma che Hotuttodafareio. Con la sua faccia di tolla si insinua davanti alla fila e con nonchalance dichiara:”Eh, scusate, ma ho figli da sistemare, uno da portare a calcio, insomma dovrei proprio passare”. Certo, invece gli altri i figli ce li hanno impagliati in salotto e sono lì per discutere dell’andamento scolastico della prozia settantenne!

Così, proprio quando finalmente il battito cardiaco era tornato regolare, parte un’altra zuffa condita di insulti e minacce di querele, una situazione in cui tutti vengono costretti a prendere una posizione, si è costretti a schierarsi: o “Puritani della fila” o “Volemose bene”, i leader dei due schieramenti si accalorano talmente tanto che è facile immaginarseli a cavallo con la faccia dipinta di blu a urlare:”Perchè potranno toglierci il posto in coda, ma non ci toglieranno mai la libertà!”

Quando finalmente si è pronti per varcare la soglia dell’aula, sì è disposti ad ascoltare qualsiasi cosa sul conto del proprio figlio, basta andare a casa. Colloquio di 20 secondi, strette di mano, sorrisi e via, altro insegnante, altra coda.

Alla sera la scuola lentamente si svuota, ci si allontana senza più frenesia e ci si consola col fatto che vissuti dall’altra parte della barricata (quella degli insegnati) i colloqui devono essere centomila volte peggio.

Questa è la mia esperienza, che al momento si ferma alla scuola elementare.

Alle medie credo che sia d’obbligo, come nei tornei sportivi, l’ambulanza fuori e la Protezione Civile.

Paola Vitale Cesa

 

 

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