Lucio Laugelli, video maker alessandrino, nuovo maestro di thriller e horror

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Che spazi tra i toni colmi di sottile tensione tipici del thriller o si avventuri tra le note intrise di paura dell’horror, Lucio Laugelli sembra in grado solo di sfornare piccoli pezzi15060220_1048977738558182_455373139_o di grande cinema, apprezzati dalla critica al livello internazionale e baciati da eguale successo di pubblico. Il videomaker alessandrino si giostra tra produzioni visive su commissione per aziende e altri impegni, tra cui la direzione del neonato Alessandria Film Festival, trovando poi il tempo di dedicarsi alla settima arte per il gusto di crearla. Il risultato è costituito da opere di qualità, in grado di superare i confini nazionali e intercettare i gusti stranieri. E’ il caso di “Su Marte non c’è il mare”, sua mini serie web che ha sfruttato la ribalta offertagli da “La Stampa” a livello nazionale, ricevendo in cambio il caloroso supporto degli internauti e numerosi riconoscimenti da festival distribuiti in ogni parte del globo. Lenola, Roma, Los Angeles, Dublino, l’India, si può immaginare un viaggio da Jules Verne nell’elencare i luoghi delle rassegne cinematografiche che hanno attribuito un premio o una candidatura a “Su Marte non c’è il mare”, uno dei picchi della carriera artistica di Laugelli. Ora, questi è pronto a fare il bis con “Clichè”. Non più un lungometraggio a puntate, bensì un corto di 6 minuti, un lavoro a quattro mani sviluppato con Errico D’Andrea15086980_1048977591891530_757217864_n, reso possibile dalla collaborazione di Stan Wood Studio e The Wallaby Productions. Il racconto della sua genesi assume di per sè le sembianze di una scena iniziale da film: “Era luglio di quest’anno: durante una pausa pranzo in piscina”, racconta D’Andrea, “mentre le altre persone giocavano a palla o prendevano il sole, noi pensavamo a soggetti per cortometraggi da festival”. Da questo brainstorming sotto il solleone è nato un concentrato di richiami a grandi classici dell’horror, “ben venti” precisa Laugelli, interpretato in scena da Maurizio Pellegrino e Michele Puleio. La storia è tanto semplice quanto drammatica. Un uomo sente sempre lo stesso rumore proveniente dal salotto, sempre alla stessa ora, 23.14. L’esasperazione mista alla curiosità lo porta una sera a decidere di documentare cosa sta succedendo al piano di sotto. Gli attori sono alessandrini, così come alessandrini sono molti membri dello staff dietro le quinte, da Paolo Bernadotti a Francesca Grassano, da Giulia Cantini a Elio Mariani.15060307_1048977861891503_1217548432_o Una scelta autarchica ispirata dalle rigide maglie del budget, ma che non ha comportato alcuna insufficienza nel prodotto finale, realizzato “in 12 ore con 900 euro”. “Mi ha sempre affascinato l’idea di portare in video le mie paure”, confessa D’Andrea, che ha curato la sceneggiatura di base, mentre è stato Laugelli a infarcirla di “clichè” del genere horror, per i cinefili degna di una vera e propria caccia al tesoro, per gli altri spettatori fonte di angoscia minimalista ma non per questo poco efficace. Per l’Accademia del Cinema Italiano, invece, abbastanza valida per meritarsi la preselezione nella categoria dedicata ai cortometraggi ai David di Donatello 2017, un risultato che precede l’accesso alla cinquina finale. Che la nomina sia meritoria o no, è possibile valutarlo da sé sul sito di GQ Italia, che nella nottata di Halloween ha presentato in anteprima nazionale il cortometraggio (ancora disponibile all’indirizzo goo.gl/HHVPq5), prima dell’uscita ufficiale prevista per l’anno prossimo.

Stefano Summa
@Stefano_Summa

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